la stanza di Mario CerviChe noia i moralisti a mezzo stampa. Ma è il prezzo per i libri geniali

Caro Cervi, in libreria imperversa il Moralista Collettivo. Sugli scaffali non si contano gli autori sicuri di offrire al lettore la (loro) verità assoluta e l'interpretazione autentica di tutti i mali del Bel Paese. Si considerano virtuosi, giusti e perbenisti, individuano a colpo sicuro i colpevoli di tante nefandezze, ai quali indicano, generosi di buonismo, perfino le ricette per pentirsi e sperare di redimersi. Quelli che la Costituzione l'hanno inventata loro, che il Cav. di Arcore è il male assoluto e che i torbidi tentativi di colpo di stato non finiscono mai. Quelli che il Santo Padre, finalmente, è diventato socialista. Aiuto, non sfogliate quelle pagine. Meglio un buon romanzo. Che ne pensa, dottor Cervi?
Torino

Penso, caro Bussola, che lei ha mille ragioni quando deplora la vacuità, il settarismo, il sensazionalismo truculento di molta produzione giornalistica e libraria. Sì, i mezzi d'informazione si trasformano spesso e volentieri in pulpiti dai quali predicatori boriosi e talvolta fanatici riversano sul pubblico le loro invettive. L'uso che viene fatto della sacrosanta libertà di pensiero e di parola non è sempre il migliore, direi addirittura che lo è raramente. Ma il silenzio sarebbe peggio. Appartengo anch'io, da molti anni, alla vil razza dannata degli opinionisti e commentatori. Non ho di che vantarmene molto. M'è frequentemente sembrato che le prediche parlate o scritte passino senza lasciare traccia, non per nulla il grande Luigi Einaudi aveva titolato «prediche inutili» una sua raccolta d'articoli. Purtroppo accade che le prediche d'oggi siano non solo inutili ma miserevoli, ingiuriose, diffamatorie. Il «moralista collettivo» è astioso e noioso. Ma insieme alla merce avariata il passato e il presente hanno portato negli scaffali delle libreria merce geniale. Si trattasse di Macchiavelli o di Voltaire o di Emile Zola per il famoso «j'accuse!». Noi pennivendoli - così definiti anche da tipi postribolari- tentiamo di non sfigurare troppo. Tentar non nuoce, altra cosa è riuscirci.