la stanza di Mario CerviDiscutere della lingua italiana è un esercizio rilassante

Stimatissimo Cervi, lei ha risposto esaurientemente al lettore Fassone sulla questione grammaticale maschile/femminile. Il lettore dovrebbe sapere che, a esempio, il termine «presidente», qualificato come participio presente di «presiedere», va catalogato tra gli aggettivi di seconda classe, perciò invariabile nel genere. E così per tutti i vocaboli che appartengono a questa categoria. Diversamente, per «deputato», «soldato», «avvocato» vale la variante «deputata», «soldata», «avvocata» in quanto, quali participi passati dei verbi corrispondenti, sono da ascrivere alla prima classe, quindi variabili nel genere. Lei correttamente cita «giudichessa» per uso storicizzato, ma non per regola. Quanto a «governatora», essendo la sillaba «to» preceduta da vocale l'esatta traduzione al femminile va svolta in «trice». Per «pastore», poiché «to» è preceduto da consonante, la versione femminile va data in «pastora», così come «assessora», non «assessoressa», come potrebbe indurre il simile «professoressa» che, pur erroneo, è stato codificato dall'uso. Infine «notaio» al femminile è «notaia», come «lattaia», «giornalaia», «lavandaia».
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Caro professore, i lettori del Giornale sono molto attenti, Deo gratias, alle questioni culturali. Ho ricevuto posta a valanga per una «Stanza» in cui scrivevo che la messa in italiano ha uno svarione là dove traduce «agnus Dei qui tollis peccata mundi» con «agnello di Dio che togli i peccati del mondo» perché il latino tollere non significa «togliere» ma «assumere su di sé», «portare». Numerosi amici sono intervenuti per assentire o dissentire. La mia pignoleria è stata ritenuta da molti eccessiva, il senso delle parole rituali non cambia molto, per i fedeli. Ma più della disputa - per la verità cortese - importava, secondo me, il numero di coloro che vi hanno preso parte. Anche le mie noterelle - da inesperto - su questioni grammaticali suscitano, vedo, qualche interesse. La lingua è in continuo movimento, bisogna evitare i purismi accademici ma bisogna parallelamente evitare la sciatteria. Lei ha da ridire giustamente sul mio «governatora» (più appropriato «governatrice») ma quel termine disinvolto mi era venuto in mente dopo che mi ero riferito alla «cancelliera» Angela Merkel. Discutere di lingua è rilassante, nell'imperversare della discussioni sulle tasse.