la stanza di Mario CerviFeltri risponde a una lettrice offesa: ecco perché difendo Sollecito

Gentil.mo Mario Cervi, sono una affezionata lettrice sua e de Il Giornale fin dalla fondazione montanelliana. La recente esibizione di Vittorio Feltri alla trasmissione tv Linea Gialla, le sue affermazioni e gli apprezzamenti nei confronti di una giovane vittima, affermazioni e apprezzamenti ribaditi con forza e senza ritegno morale in quella radiofonica de La Zanzara mi costringono per motivi di decenza e buon gusto, venuta meno la stima nei confronti di un pilastro de Il Giornale, a dare l'addio a Il Giornale stesso. Anticipando la sua presumibile ironica risposta, che non avrò comunque il piacere di leggere, o quella dello stesso Feltri, sono la prima a dire che, con riferimento manzoniano, il mio gesto non «spianterà» di certo Il Giornale ma almeno il mio onesto sentir sarà appagato.
Binasco (Mi)

Cara amica (o ex amica?), ho passato la sua lettera al diretto interessato, Vittorio Feltri, che così risponde.
Gentile signora Graziella, so per esperienza pluridecennale che non si può sempre piacere a tutti, pertanto comprendo il suo risentimento. Mi consenta almeno di spiegare i motivi che mi hanno indotto ad assumere l'atteggiamento che lei mi rimprovera. La vittima del delitto va rispettata, non c'è dubbio. Ma le persone accusate dell'omicidio, e ingiustamente condannate senza prove, sono meritevoli di essere difese con forza allo scopo di evitare che le vittime siano tre. Incarcerare per oltre un quarto di secolo due ragazzi sulla base di pallidi indizi e in mancanza di un movente, quando poi le perizie scientifiche sono contraddittorie, è una barbarie. Di qui la mia indignazione e la mia veemenza. Delle quali mi scuserei se non fosse che, almeno in questo caso, il fine giustifica i mezzi. Un cordiale saluto.