la stanza di Mario CerviGli amici possono sempre contare sulla nostra correttezza

Caro Mario Cervi, non credevo ai miei occhi nel leggere sulla pagina riservata ai lettori note personali e riservate al giornalista Ariel Feltri, curatore della rubrica. È quantomeno sleale e ingeneroso, probabilmente scorretto, certamente non degno di un grande giornalista. Il suo collega, a dispetto delle mie sollecitazioni, non intimazioni (sia più attento a quel che dice, caro Cervi) preferisce altri nomi che si ripetono sistematicamente anche su altre testate e tali comportamenti sono tutt'altro che sbarazzini, mentre sbarazzina è la sua decisione di esporre al pubblico ludibrio un lettore da sempre fedele che protesta per acclarate ingiustizie commesse nei suoi confronti. Al suo collega Ariel ribadisco che tenere un atteggiamento discriminatorio contro gli uni per favorire gli altri è contrario agli interessi del Giornale e della sua diffusione. Il Giornale è proprietà dei lettori e questi vanno trattati, se lo meritano, con deferenza e rispetto. Il che, nella fattispecie, non è avvenuto e non avviene. Infine, a iniziare da oggi, di mie lettere non ne riceverete più. Caro Cervi, quel che lei ha fatto non è assennato in quanto determina la perdita definitiva e irreversibile di un lettore storico e la sua ironia su Sallustri invece di Sallusti, un semplice errore di battuta, penosa e inaccettabile. Devo confidare nella sua correttezza, oppure no, per la pubblicazione integrale di questa mia?
La Spezia

Caro Bertei, poiché in questa mia «Stanza» rispondo ai lettori - sia che si rivolgano a me sia che si rivolgano genericamente alla direzione o ad Ariel Feltri - ho ritenuto di potermi occupare d'una sua lettera. Che non consideravo riservata per l'alacrità e la frequenza con cui lei si rivolge al Giornale e ad altri quotidiani. Lei definisce «sollecitazioni» le righe rivolte al collega Feltri. Riporto un paio di frasi. «Perché si comporta così? Ha forse qualche conto in sospeso con me? Vuole rispondermi?». Qualificare questo linguaggio come intimazione mi sembra appropriato. Ho voluto esprimermi con franchezza nei confronti d'un lettore assiduo e attento ma - me lo consente? - un po' permaloso. Voglio aggiungere che il conclusivo «posso confidare nella sua correttezza oppure no?» appartiene anch'esso a un linguaggio polemico piuttosto astioso. Come vede, comunque, poteva confidare.