la stanza di Mario CerviI referendum sono ostaggio dei furbastri di Palazzo

Ma i referendum in Italia sono una cosa seria o contano tutt'al più come sondaggi d'opinione? Valga per tutti il noto caso del finanziamento pubblico ai partiti. È stato superato il quorum, il popolo si è espresso in modo schiacciante e inequivocabile e cosa è successo? Il Palazzo ha fatto finta di niente, anzi ha aumentato l'entità del contributo alla politica. Non accetto di esser preso in giro un'altra volta!
Milano

Caro Massioni, lei ha buone ragioni quando riduce i «referenda» di casa nostra - preferirei scrivere i «referendum» ma sarei tacciato d'ignoranza - al rango di sondaggi d'opinione. Devono essere considerati tali i referenda che, non avendo raggiunto il quorum necessario per la loro validità, finiscono nella montagna delle carte inutili. Ma devono essere considerati tali anche i referenda - legittimati dal quorum - nei quali il popolo aveva espresso una precisa volontà, vanificata con stratagemmi squallidi dalla classe politica che ha così sostanzialmente salvaguardato - anzi arricchendolo - il finanziamento pubblico dei partiti e che ha fatto risorgere, con un lesto cambiamento di nome, ministeri bocciati nelle urne. Più d'un referendum del passato, è bene ricordarlo, ha avuto effetti importanti e suggellato svolte storiche per il Paese. Così il referendum sul divorzio o il referendum sull'aborto, così il referendum - dall'esito a mio avviso insensato - che ha imposto l'altolà al nucleare, costringendo l'Italia, accerchiata da centrali nucleari straniere, ad acquistare a caro prezzo l'energia prodotta magari a breve distanza dai nostri confini. L'istituto del referendum s'è afflosciato e usurato. Se si ritiene che meriti d'essere conservato - io credo che lo meriti - bisogna ripensarlo. Sottraendolo alle malizie dei furbastri di Palazzo.