la stanza di Mario CerviIl Cavaliere non ha sostituti. E gli Stati Uniti lo sanno benissimo

L'amministrazione Usa, tramite il nuovo ambasciatore in Italia, John Phillips, chiede un incontro urgente con Berlusconi, probabilmente per sbrogliare l'intricatissima «matassa» ucraina. Ma come, vorrei chiedere alle illuminate menti «progressiste», non era Berlusconi colui che ci ha fatto fare brutte figure a livello internazionale, danneggiando la nostra immagine nazionale e facendovi vergognare di essere italiani?
e-mail

Caro Martinelli, per avere un'idea ragionata e aggiornata di quanto sta accadendo nella scena pubblica italiana - e nella scena pubblica europea e mondiale - gli Usa interpellano i personaggi il cui parere può influire su azioni e su decisioni. Nessuno - se ha un minimo di buon senso - può negare la rilevanza che Berlusconi ha nelle vicende italiane. Non si tratta, per chi guardi alle cose nostre con occhio distaccato, di valutare i cavilli delle procedure legali, e le loro conseguenze sull'agibilità politica dell'imputato e condannato Berlusconi. Si tratta - se l'osservatore è un emissario della superpotenza americana - di sapere come la pensa un leader di partito al quale guardano, per conoscerne le intenzioni, tanti frequentatori del Palazzo ma soprattutto tanti milioni di cittadini italiani. L'ambasciatore Usa bada a questi dati di fatto molto più che alle preclusioni e imprecazioni faziose di quanti si battono con acredine inesausta perché un protagonista di questa stagione italiana - amato e odiato, ma innegabilmente importante - sia tenuto in disparte. Mentre hanno diritto a sproloquiare e ingiuriare, gli esponenti di partitini anemici. Il Cavaliere - tutti lo sanno - non ha sostituti. Per sapere come la pensa bisogna chiederne a lui. Che è quanto ha fatto l'ambasciatore.