la stanza di Mario CerviIl governo Letta ha dei limiti (tanti), ma anche dei meriti

Non passa giorno senza che il premier Enrico Letta non esalti e promuova l'azione del suo governo. Alla stregua di un Monti qualsiasi, parla di obiettivi ormai raggiunti o quasi. Di quali si tratti, solo lui lo sa. A noi, increduli e incolpevoli cittadini, pare che le tasse siano ancora al 55%, la disoccupazione giovanile al 35%, il debito pubblico oltre i duemila miliardi, il pil sottozero, le aziende private in fallimentare realtà quotidiana, i burocrati statali e i pensionati d'oro intonse caste privilegiate. Servono sue urgenti documentate smentite, magari attraverso una specifica e dettagliata conferenza stampa. Perché nessuno possa dire che Pinocchio gli somigli molto.
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Più d'un lettore rimprovera a Enrico Letta gli accenti d'ottimismo e di fiducia con cui illustra l'azione del suo anomalo e fragile governo. In una certa misura queste bugie trionfalistiche devono essere perdonate a chi detiene il potere. Farebbe sprofondare la borsa se parlasse della situazione italiana in termini catatrofici. Può darsi che Letta ecceda nell'autoelogio, e sorvoli troppo sui dati negativi che lei impietosamente elenca. Rilevo soltanto-pur rendendomi conto di quanto sia grave la crisi abbattutasi sull'Italia-due cose. La prima è che Letta non è a Palazzo Chigi da anni o quinquenni, il debito pubblico immane non è opera sua così come non sono opera sua i privilegi di politici e burocrati. Gli spetta comunque il compito di correggere le passate disfunzioni, osserverà lei. Ma è impresa lunga e ciclopica. La seconda cosa è l'esistenza di qualche dato positivo, se lo si cerca con un po' di buona volontà, al di là della retorica ufficiale, lo si trova. Da qualche tempo la borsa, di solito indicata come termometro dell'economia, va piuttosto bene. E il famigerato spread, visto come causa d'ogni male quando saliva, non può essere trattato come quisquilia trascurabile quando scende.