la stanza di Mario CerviIl problema non è l'età dei magistrati, ma il loro reclutamento

In Israele i militari e gli ufficiali dell'Esercito possono restare in carica fino ai 40 anni. Per due motivi: dare loro la possibilità, una volta finito l'impegno militare, di reintegrarsi nel settore civile; e favorire l'avvicendamento continuo nell'Esercito per impedire che si venga a creare una gerarchizzazione, una casta, e che il potere di questa possa prevaricare altri poteri dello Stato o compiere abusi. Il mio pensiero va al sistema giudiziario italiano e mi domando se non si possano ravvisare nel suo operato «forzature» e prevaricazioni di altri poteri dello Stato. Non sarebbe il caso di applicare alla nostra magistratura il saggio sistema israeliano e di mandare a casa (o a fare altro) chi ha 30 anni di servizio e sostituirli con giovani magistrati (tra l'altro si risparmierebbe sugli scatti di anzianità) considerando anche il fatto che al Parlamento - potere legislativo - esiste già lo sbarramento per gli onorevoli con tre legislature? Se queste regole fossero state applicate 20 anni fa ci sarebbe stato l'accanimento giudiziario contro Silvio Berlusconi?
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Caro Pibiri, ignoro i risultati pratici delle regole israeliane, ma ho la certezza che sono regole inapplicabili in Italia. Inapplicabili, a mio avviso, perché i mandarini della burocrazia difendono con le unghie e con i denti il loro status, e inoltre perché non si saprebbe dove e come sistemare il personale estromesso dai suoi compiti. Ma a queste considerazioni riguardanti la struttura organizzativa ne aggiungo una che riguarda specificamente la magistratura e i suoi comportamenti. Chi può dare la certezza che forze nuove immesse nell'organico dei giudici e dei pubblici accusatori migliorerebbe il funzionamento del sistema eliminando faziosità politiche, egoismi corporativi e meschinità cavillose? Non può darla nessuno. Il vero problema non sta nell'età dei magistrati - fermo restando che certe cariatidi preferirei non vederle né in Cassazione, né altrove -, sta nei criteri con cui vengono reclutati, ossia nella loro affidabilità come custodi della legge e soprattutto del loro buon senso. Il fatto che l'assetto politico italiano rischi seriamente d'essere immolato a una astratta e sospetta applicazione del diritto, ai risvolti azzeccagarbuglieschi d'una vicenda minore e controversa dimostra che il buon senso latita. In sua vece c'è il nonsenso.