la stanza di Mario CerviIl razzismo è roba da gente coi baffetti. E va sempre condannato

Il 7 maggio scorso, alla richiesta di una famiglia di assumere una badante, il sottoscritto, in qualità di presidente di un'associazione di volontariato, ha fatto presente l'urgenza, dovuta alle gravi condizioni economiche, di trovare lavoro da parte di una nostra amica africana, brava e volonterosa. La famiglia ha risposto che una nera non interessava perché puzza. Ho comunicato alla signora di colore quanto mi avevano riferito. Con rammarico e un'immensa ferita nel cuore guardavo il viso della signora e di sua figlia, e immaginavo di essere al loro posto. Personalmente chiedo scusa alle persone di colore che hanno saputo quello che è successo.
Nizza Monferrato (Asti)

Caro Boeris, quello da lei denunciato è senza dubbio un caso di razzismo. Non spingo la mia avversione a simili discriminazioni fino al punto d'esigere che certe verità sgradevoli siano ignorate o negate. Se uno - bianco o nero o giallo o misto - puzza davvero è volgare e incivile rinfacciarglielo. Ma è anche la brutale enunciazione d'una verità. La sottolineatura razzista dell'episodio da lei riferito - e del quale non ho ragione di dubitare - sta nel fatto che il «puzza» sia stato detto pregiudizialmente, senza una conoscenza diretta della signora proposta come badante. Nella generalizzazione che vuole tutta la gente di colore maleolente e inferiore sta l'essenza odiosa del razzismo. Che è cosa ben diversa da legittime preoccupazioni per le conseguenze d'una immigrazione clandestina che sta assumendo in Italia le dimensioni d'un flagello biblico. Sottolineare questa grave incognita - a dispetto dei facilismi buonisti - è a mio avviso ragionevole. Catalogare uomini e donne secondo il colore della pelle ricorda pericolosamente i deliri d'un signore con i baffetti.