la stanza di Mario CerviIl risorgimento tedesco non cancella un passato orribile

Gent.mo dr. Cervi, sono nato nel 1940 e ho sempre considerato la più grande fortuna della mia vita il non appartenere alla generazione di mio padre, e il non aver dovuto affrontare la tragedia della guerra e dell'8 settembre di 70 anni fa. Mio padre, che mai era stato fascista prima, decise che l'onore gli imponeva la fedeltà all'alleato e si schierò dalla parte dei perdenti. Non credo avrei avuto la stessa dirittura morale, ma, pur capendo che libertà e democrazia stavano dall'altra parte, non avrei saputo prendere una risoluzione. Quando quei tragici avvenimenti vengono rievocati, trovo la denominazione «repubblica di Salò» invece della corretta «R.S.I.», sottilmente sprezzante, e ne sono ferito. Se 60 anni fa un editore filo-comunista tradusse un ottimo libro di storia intitolato The Brutal Friendship con Storia della Repubblica di Salò, bah, che ci vogliamo aspettare da un comunista? Ma da giornalisti e storici di oggi dobbiamo continuare a leggere «repubblichini» e «repubblica di Salò»? Se non per rispetto alla memoria di chi fece la scelta sbagliata, almeno per correttezza e precisione storica non possiamo incominciare a utilizzare delle dizioni adeguate?
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Caro Ortis, lei ricorda con parole appropriate il dilemma che dovette essere affrontato, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, dagli italiani combattenti e anche dai non combattenti. Ho ricevuto, al riguardo, molte lettere. Poiché avevo espresso l'opinione che quella resa senza condizioni fosse umiliante ma, per il bene dell'Italia, inevitabile mi è stato osservato che, avendo lottato fino all'ultimo, la Germania è ora il più potente e prospero Stato europeo. Dunque se ne dovrebbe dedurre che resistere a oltranza non fu così catastrofico. Invece lo fu. Le amputazioni territoriali inflitte all'Italia sono state dolorosissime. Ma la Germania ha perso la Prussia orientale (Koenigsberg, la patria di Kant, che è russa; la Slesia; città come Stettino e Breslavia). I profughi si contarono a milioni. Per di più una parte rilevante della Germania rimase per mezzo secolo assoggettata a una dittatura comunista. Onore al risorgimento tedesco che tuttavia non cancella un passato terribile. Quanto alla Repubblica di Salò, riconosco che in molti casi questa qualifica ha un sottinteso negativo se non sprezzante. Ma in molti altri - tra cui il mio - si scrive e si dice Repubblica di Salò per sinteticità e chiarezza, così come si scrive e si dice Repubblica di Weimar o Regno del Sud. Le do invece completamente ragione per il termine «repubblichini», comprensibile se ha intenzione polemica, da evitare in una esposizione equilibrata.