la stanza di Mario CerviIl vero educatore non usa le punizioni corporali, ma l'autorità

Un parroco ha dato uno strattone a un bambino che, presenti i genitori, disturbava in chiesa durante le funzioni. Di tali strattoni (assenti i genitori) ne subii non pochi ai miei tempi (fra un mese compio 70 anni) e oltre alle tirate d'orecchie in chiesa era consuetudine la seconda, ben più pesante e violenta, spolverata a casa. Eppure sono cresciuto e senza strascichi di alcun trauma dovuto a tali robusti richiami. Reverendo, la prossima volta veda di richiamare all'ordine i maleducati genitori di quei bambini. Forse capiranno che la colpa è loro, non dei pargoli esagitati che, dipendesse dagli insegnamenti di quegli educatori, domani difficilmente potranno diventare veri uomini.
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Caro Stangalino, se ho letto bene lei è un fautore delle punizioni corporali sia nei confronti dei piccoli, sia nei confronti degli adulti. Non la seguo su questa strada, anche se innumerevoli volte in vita mia ho pensato che per certi furfantelli e per certi bulletti le reprimende - e anche le denunce che lasciano il tempo che trovano - siano un inefficace strumento di correzione. Ma quel tipo di sanzioni è stato - a mio avviso giustamente - archiviato, senza che tuttavia fossero trovati altri e migliori modi per contrastare il teppismo, il vandalismo, l'ebbrezza del disordine sconfinante spesso e volentieri in violenza. Il caso del bambino che il parroco ha strattonato non rientra nella casistica grave da me accennata. Rientra semplicemente nella casistica delle turbolenze infantili. E qui le do pienamente ragione. I discoli imperversanti e irritanti lo sono soprattutto perché non tenuti a freno dai genitori. Quando i ragazzini sono aggressivi, sboccati, insolenti a scuola o su un campetto di calcio, e i maestri o gli istruttori li sanzionano in qualche modo, il genitore 1 e il genitore 2 si precipitano sul luogo del misfatto e giustificano la loro prole con un linguaggio urlato che nulla ha da invidiare a quello della figliolanza. È vero, un tempo i genitori, se il figlio o la figlia venivano messi in castigo, poi rincaravano a casa la dose del castigo stesso. Adesso, il più delle volte, i genitori - incoraggiati dai soliti sociologi - innalzano al cielo invocazioni e imprecazioni per il martirio subito dai discendenti. Sembra ci siano solo tanti diritti e nessun dovere.