la stanza di Mario CerviLa Chiesa è in bilico fra l'ortodossia e la società che cambia

La Chiesa cattolica vorrebbe dare l'Eucaristia alle coppie divorziate e risposate, ma non può perché il matrimonio è indissolubile e quindi ritiene che le persone risposate siano in continuo peccato, vale a dire in continuo adulterio. Però non sembra che Gesù avesse posto condizioni alla distribuzione del pane spezzato, quando disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me» (Luca, 22,19). Non aggiunse: «Tranne per coloro che ritenete siano in peccato». Quando, riferendosi alla folla affamata, disse agli apostoli: «Voi darete loro da mangiare» e spezzò i pani, li diede ai discepoli e questi alla folla. Non aggiunse: «Tranne a coloro che ritenete siano in peccato». Quando lavò i piedi dei discepoli e disse: «Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri». Non aggiunse: «Non lavate i piedi a chi è in peccato».
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Cara amica, azzardo qualche riflessione da non addetto ai lavori sul problema che lei ha posto. Anzi sui problemi. Il primo, da lei sottolineato, sta nella corrispondenza fra la dottrina cattolica costruita e consolidata nel corso dei millenni e l'insegnamento evangelico. Il secondo problema sta nella capacità della Chiesa di assecondare i mutamenti profondi e rapidi che la società - italiana e non italiana - ha avuto anche nell'ambito dei fedeli e delle loro famiglie (normali o allargate). In un'Italia dove grandissimo ormai è il numero dei divorziati e delle coppie che non consacrano la loro unione con il matrimonio la severità della Chiesa nei loro confronti non solo appare eccessiva, ma rischia di privare del conforto religioso persone degne della massima stima. Credo che nessuno possa negare la grandezza d'un matrimonio indissolubile (nell'affetto oltre che nelle regole ecclesiastiche). Ma - e qui si arriva al terzo immane problema - la sensazione è che la Chiesa debba adeguarsi ai tempi senza la rinuncia a esprimere e interpretare la parola del Signore. Forse la novità sconvolgente della copresenza d'un Papa regnante - pastore d'anime - e d'un Papa emerito - grande e fine teologo - rappresenta fisicamente questo dualismo. Non aggiungo altro per non incorrere nei fulmini di chi su questo terremo può inoltrarsi molto più degnamente di me.