la stanza di Mario CerviLa crisi non genera contestazione ma tanta, troppa, apatia

Anche se l'attuale crisi alimenta tensioni e disperazioni, non esiste però il pericolo di un ritorno agli anni di piombo, perché il terrorismo degli anni '70 e '80 aveva una matrice teorico-culturale e non economica. Infatti disoccupati, emarginati e lavoratori marginali erano una minoranza dato che la grande maggioranza di militanti provenivano in larga parte dalla borghesia, dal mondo accademico e da quello intellettuale. Oggi, che mancano le condizioni per un ritorno su larga scala del terrorismo, oltre che della disperazione dovremmo preoccuparci della rassegnazione. Come quella di non credere ormai più in nulla, nemmeno nelle elezioni: basti notare l'affluenza al voto per i ballottaggi delle elezioni amministrative che ha indicato un'ancor più marcata disaffezione degli elettori dal voto. Tanto che a Roma solo il 45% di noi elettori è andato a votare.
(Lido di Ostia -Roma)

Caro Pulimanti, penso che lei abbia ragione. Il terrorismo delle Br non è stato generato da una collera di masse affamate, dall'esasperazione di appartenenti alle fasce sociale degli ultimi. Invece è sorto e si è sviluppato in un periodo di relativa prosperità economica. In massima parte i feroci giustizieri non sono cresciuti in un ambiente di miserabile degrado. Sono cresciuti nelle aule di Trento, o in fabbriche dove avevano l'oggi agognatissimo posto fisso o in cenacoli intrisi d'utopia egualitaria. Furono, i loro, Conati di realizzazione di un'altra rivoluzione borghese mascherata da proletaria. Come borghese fu nella sostanza la grande rivoluzione francese.
I preludi alla contestazione e poi alla mattanza brigatista furono universitari, a Parigi o a Berkeley. È vero, dall'attuale tragedia economica derivano soprattutto suicidi -se ne registrano ogni giorno- non omicidi. L'idea d'una palingenesi che cambierà il mondo non fa più presa -se non in alcuni grillini e nel magistrato eversore Ingroia- perché troppe palingenesi hanno fallito. Non c'è la P 38,ci sono piuttosto la rassegnazione e la rinuncia. Anche a votare. Della mancanza d'una riedizione delle Brigare Rosse possiamo soltanto rallegrarci. Non della palude di apatia in cui il Paese sta affondando.