la stanza di Mario CerviLa televisione di Stato non può ignorare la cronaca nera

A me pare non giusto né corretto, e men che meno positivo e produttivo per chi ascolta, l'imperversare della cronaca nera nei telegiornali, l'imbottirci la testa di delitti atroci ed efferati, di stragi e massacri, la cui descrizione con servizi dettagliati e persistenti, lungi dal giovare alle famiglie che sprofondano nello sgomento e nella depressione, alimentano le strategie delittuose dei non pochi malati di mente che le vedono e le ascoltano. A chi giova tutto ciò? Più politica ed economia, più arte, più spettacolo, più attualità, per elevare la cultura degli Italiani e accrescerne il senso civico.
La Spezia

Caro Bertei, da lettore assiduo e attento del Giornale lei ricorderà forse che degli eccessi di cronaca nera nei telegiornali - ma il discorso vale anche per la carta stampata - ci siamo ripetutamente occupati. Il discorso è abbastanza semplice. La televisione educativa, didascalica, morigerata e virtuosa che lei ipotizza è possibile solo in regime di monopolio. La Rai democristiana poteva concedersi il lusso di mandare in prima serata le commedie di Eduardo De Filippo. Per fortuna il monopolio non c'è più, le emittenti agiscono in un regime di libera concorrenza. Non che manchino adesso gli approfondimenti, spesso resi poco profondi dallo sbraitare degli invitati. Ma la cronaca nera ci vuole, l'appeal di Shakespeare e di Dante è modesto, i modellini di Porta a Porta sulla villa dei Franzoni a Cogne hanno surclassato ogni dibattuto sul presidenzialismo o semipresidenzialismo. Ci potrebbe essere come altrove una televisione di Stato che interpretasse il suo ruolo evitando ogni concessione ai desideri del pubblico. Ma rinuncerebbe alla concorrenza.