la stanza di Mario CerviLa vittoria di Renzi è figlia della voglia di novità e normalità

Egregio dottor Cervi, sto seguendo quanto dicono in tv i tre candidati alla segreteria del Pd e cerco di capire non tanto chi potrebbe far meglio gli interessi del partito, quanto chi potrebbe avere una migliore visione generale dei problemi che attanagliano l'Italia, anche se personalmente non mi muoverò da casa. Le scrivo perché mi piacerebbe conoscere il parere di un uomo saggio: se si recasse al seggio domenica per chi voterebbe?
Soranzen (Belluno)

Caro De Carli, le rispondo in ritardo, quando già si conosce l'esito della sfida di domenica scorsa. Premetto che anch'io non mi sono mosso da casa, il che convalida forse la qualifica di uomo saggio da lei generosamente attribuitami. Ma se, da militante o simpatizzante del Pd, fossi andato al seggio, avrei votato - come la maggioranza - per Matteo Renzi. Non che il personaggio mi convinca del tutto. Parla bene, si muove bene, dice molte cose ragionevoli, porta in un partito malato di nostalgie un'atmosfera di rinnovamento. È perfetto come candidato. La sua bravura nella chiacchiera è indiscutibile. Tutto questo non basta tuttavia per farne un buon segretario di partito e ancor meno uno statista. Personalmente mi fido, più che dei tipi come lui, dei tipi come De Gasperi: dall'eloquio a volte impacciato e stento e dalla faccia severa ma rassicurante (quella di Renzi è una simpatica faccia da furbetto). Comunque meglio lui dei due rivali sconfitti. L'uno (Cuperlo) legato a schemi rispettabili ma obsoleti, l'altro (Civati) che propone con giovanile spavalderia le utopie d'una sinistra immutabile nello sbagliare. La schiacciante vittoria di Renzi attesta la grande voglia di novità ma anche di normalità che c'è in larga parte della sinistra.