la stanza di Mario CerviL'atomica fu un orrore, ma il Giappone non scherzava

Sessantotto anni fa si compiva forse il più efferato e atroce crimine contro l'umanità. Sessantotto anni fa, a guerra quasi conclusa e senza alcuna effettiva necessità che non fosse quella di testare sul campo le nuove, terribili armi, due inermi città giapponesi subivano il primo (e fortunatamente ultimo) bombardamento atomico della storia. Dopo aver praticamente costretto il Giappone alla guerra, dopo aver fatto finta di essere stati colti di sorpresa a Pearl Harbor onde avere il pretesto per entrare in guerra, gli americani concludevano con quest'ultima infamia il secondo conflitto mondiale. Nessuna commemorazione ufficiale, fuori dal Giappone, per quelle vittime innocenti e per le migliaia di altre vittime innocenti cadute sotto i bombardamenti dei «liberatori», in Europa e in Italia. Per loro solo l'oblio prudente e servile di chi non vuole scontentare i nuovi padroni.
Torino

Caro Incorvaia, l'anniversario cui lei si riferisce è quello del lancio - 6 agosto 1945 - d'una bomba atomica su Hiroshima. Alcune tra le ragioni che lei espone per demonizzare l'uso di quell'arma letale sono condivisibili. Il Giappone era stremato, le nuove micidiali bombe avrebbero potuto essere calate - se il loro scopo era intimidatorio - su aree poco abitate. L'atomica, si dice, era contraria alle leggi di guerra: poteva essere apparentata ai gas. I fautori dell'atomica obiettano che senza quei lanci il Giappone avrebbe dovuto essere costretto alla resa con sanguinosi sbarchi, centinaia di migliaia di soldati americani sarebbero morti nell'impresa. È da aggiungere la volontà Usa di dare un duro avvertimento all'Urss alleata e rivale. Mi pare tuttavia che, nella foga anti-americana, lei descriva il Giappone espansionista e implacabile come un agnello immolato agli americani sleali e bellicosi. La mia opinione è molto diversa, anche se riconosco l'inutilità stupida e feroce di certi bombardamenti alleati sulle città italiane nel 1943.