la stanza di Mario CerviLe carceri non devono essere «svuotate», ma aumentate

Egr. dott, Cervi, tutto ciò che si dice sulle carceri e i carcerati è da me condiviso. Alcune domande, però, sorgono spontanee. 1) Perché non si costruiscono penitenziari a sufficienza per evitare il sovraffollamento? 2) Ogni volta che si parla di carcerati non c'è mai una parola di pietà per le loro vittime, come se quella gente si trovasse dietro le sbarre per colpa di un destino cinico e baro e non per aver ucciso, stuprato, rubato, violentato vittime innocenti. 3) A sentire la cronache pare che gli assassini, i ladri condannati ad anni e anni di reclusione, perfino all'ergastolo stiano tutti in licenza premio, per cui non si può nemmeno svolgere l'opera di misericordia di «visitare i carcerati», perché questi sono tutti in libera uscita. Certo, vi sono gli innocenti, quelli in attesa di giudizio, ma per questi ci vorrebbe una commissione di medici per la riforma della giustizia.
Nocera Inferiore (Salerno)

Caro Nicodemo, i suoi rilievi mi sembrano molto sensati. È vero che in Italia il numero dei detenuti (quasi 70mila) supera di molto la capienza delle carceri (poco più di 40mila). Ma in percentuale rispetto alla popolazione i carcerati sono adeguati alle medie europee o inferiori: 112 detenuti per 100mila abitanti da noi, 127 la media europea, 156 la media mondiale. Per non parlare degli Usa che, con il 5 per cento della popolazione mondiale, hanno il 25 per cento della popolazione carceraria. Le carceri italiane sono sovraffollate non per il numero esorbitante dei detenuti, ma perché sono insufficienti. Se si vuole che i criminali espiino in galera e non in licenza premio le loro colpe bisogna costruire nuove carceri, non svuotarle con i più svariati provvedimenti di clemenza. I detenuti hanno diritto a un trattamento civile. Gli ingranaggi della legge sono insopportabilmente lenti e complicati. Ma, lei ha ragione, ci vorrebbe un occhio di riguardo anche per le vittime. Aggiungo che le cifre inquietanti sulla percentuale dei detenuti in attesa di giudizio devono essere attentamente valutate, non enfatizzate. Coloro che attendono una sentenza definitiva sono tanti perché i nostri tre gradi di giudizio consentono anche a chi è raggiunto da prove schiaccianti ed è stato due volte condannato di proclamarsi presunto innocente, attendendo la prescrizione. Detto questo aggiungo che l'attesa delle decisioni ha una durata indecente. Ne va fatta colpa ai magistrati. In eguale misura ne va fatta colpa agli avvocati - spropositatamente numerosi - per la loro azione nelle aule dei tribunali e per aver varato sempre, essendo in Parlamento una lobby molto influente, leggi che non semplificano né abbreviano. Anzi.