la stanza di Mario CerviLe critiche dei grillini alla Tav sono proprio prive di senso

Dopo la visita al cantiere della TAV i grillini hanno confermato la loro paranoia, poiché è impensabile che tenendo conto del progresso, che investe tutto il mondo possa essere giustificato il giudizio che si tratti di un'opera devastante, con la necessità di aprire un'inchiesta parlamentare. E insensato pensare di osteggiarla poiché, se non realizzata, isolerebbe drammaticamente l'Italia dal resto dell'Europa. Ma dove vivono? Forse è meglio che vadano a vivere in uno dei tanti Paesi del terzo mondo, dove la desolazione è assicurata.
Loano

Caro Vidor, il movimento 5 stelle ha avuto il merito d'interpretare la rabbia di molti italiani e di dare un impulso determinante ai primi tagli della politica. Non è poco, ma è tutto. Per il resto le idee, le proposte i progetti del predicatore Beppe Grillo e del suo guru capellone sono - almeno secondo me - un'accozzaglia di vecchie ovvietà, di altrettanto vecchie mattane, di presuntuosa ignoranza dei dati tecnici, di arrogante rifiuto delle logiche economiche. La Tav è adesso diventata per i grillini la pietra di paragone del loro potere. Anche se ogni procedura democratica per la sua realizzazione è stata esaurita e i lavori avviati - da parte francese si va avanti - non la si deve fare perché un comico sbraitante dice no. E un folto gruppo di nuovi parlamentari ha voluto certificare, irrompendo nel cantiere, il potere di veto. Qualche migliaio di persone sfila in val di Susa, milioni di persone che dell'utilità della Tav sono convinte non sfilano e dunque dovrebbero essere ignorate. Mi pronuncio per la Tav senza conoscerne a fondo le problematiche - peraltro passate al vaglio da innumerevoli organismi e uffici - perché non m'è piaciuta l'alterigia con cui una minoranza locale vuole ergersi ad arbitra dei destini d'Italia. Sono diventato ancora più favorevole alla Tav, negli ultimi giorni, assistendo alle reticenze e alle esitazioni del centrosinistra che, volendo accaparrarsi i grillini, dà l'aria d'essere disposto a concedere, in cambio, la rinuncia a un'opera importante, forse fondamentale. I tagli alla politica diventano irrilevanti se per un pugno di voti si butta via un grande capitale tecnico e finanziario.