la stanza di Mario CerviLe notizie negative non si nascondono, quelle buone a volte sì

Le reti Rai ci propinano spaccati di una società italiana di miseria, disoccupazione e delinquenza. Spesso casi limite e un po' gonfiati ad arte. Immaginiamo però che siano aderenti alla verità. Non si sa dove si vada a parare, si individuano responsabilità fumose che ognuno può interpretare a suo modo. A cosa servono allora? A diffondere malumore e paura nella popolazione, a scoraggiare iniziative, a produrre ulteriori disoccupati e bisognosi di assistenza. Infatti, Caritas e molti altri centri di distribuzione alimenti e vestiario sono sempre più affollati da italiani, i più sfortunati, quelli distrutti dalle separazioni, quelli che non hanno voglia di fare lavori che i nostri genitori hanno fatto senza vergogna e con orgoglio. Paghiamo questi giornalisti inetti per darci l'immagine peggiore della nostra società. Mai esempi positivi di gente che lavora, intraprende e fatica dalla mattina alla sera: solo disoccupati che il lavoro lo scansano, imprenditori che hanno fallito per incapacità propria, aziende che chiudono per colpa della magistratura irresponsabile, politici, rottamatori, asfaltatori.
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Caro Morbidelli, non si può chiedere ai giornalisti di tacere gli aspetti negativi e qualche volta angosciosi della realtà italiana per non diffondere malumore e paura. Diffusi, oltretutto, anche da quei politici ai quali magari dovrebbero essere addossate grandi responsabilità per i mali d'Italia. L'informazione deve fare il suo lavoro. Si eccede tuttavia - questo l'ho già scritto - nei toni d'un pauperismo sensazionale, cosicché in certe descrizioni la Penisola sembra il Bangladesh o il Burkina Faso. Credo sarebbe un grave errore tacere l'impoverimento d'Italia, che è una triste realtà. Ma è anche un grave errore evitare, o presentare raramente, alcuni aspetti della nostra realtà che è del primo e non del terzo mondo. Mi ripeto osservando che la disoccupazione giovanile infierisce, ma che per mansioni faticose o scomode è difficile se non impossibile trovare candidati italiani, si deve far ricorso all'immigrazione. Sono interminabili le liste degli aspiranti a una scrivania - meglio se pubblica - e vuote le liste degli aspiranti a importanti e anche creativi lavori manuali. Quei lavori manuali dai quali un Rizzoli (il grande Angelo dell'editoria) o un Mondadori, o un Borghi (elettrodomestici) mossero per costruire i loro imperi industriali. Questo tipo di verità socialmente scorrette - e detestate dai demagoghi - andrebbero più frequentemente rammentate agli italiani che legittimamente protestano.