la stanza di Mario CerviLe ragioni di Francesco e quelle dei custodi della dottrina cattolica

Papa Francesco ha osato (!) battezzare il figlio di due persone non sposate regolarmente, almeno secondo i riti e le disposizioni di Santa Madre Chiesa. Ciò ha determinato, in molti cristiani (ma lo sono veramente?) integralisti e ipocriti sepolcri imbiancati, alti lai e convulsioni dottrinali e isteriche, come se Francesco avesse bestemmiato o tradito la dottrina della Chiesa Cattolica Romana Apostolica. Cristo venne anche, e soprattutto aggiungo io, per i peccatori e li accolse e li benedì. Grazie Papa Francesco, grazie Don Francesco, grazie Padre Francesco per questa lezione, a noi tutti, di Carità e Pietas Cristiana! Tu hai agito da Sacerdos Christi e non da Priore curiale o peggio da giudice tanto giusto quanto ingiusto e non misericordioso.
Gallarate (Varese)

Caro Passarotti, Papa Francesco piace a molti milioni di cattolici, piace a quasi tutti .Il suo essere in sintonia con la sapienza e con l'indulgenza popolare ha senza dubbio avvicinato la fede ai fedeli. Ma non mi sentirei di buttare la croce addosso - è proprio il caso di dirlo - a quei credenti che invocano e rimpiangono i riti e le regole severe d'una Chiesa poco disposta ad assecondare i mutamenti della società, una Chiesa più rigorosa e se si vuole severa nel ricordare la solennità sacrale di determinate regole. Credo che la duplice sconfitta subita in Italia dalla Chiesa nel referendum sul divorzio e nel referendum sull'aborto trovasse spiegazione nel cammino dei tempi. Ma chi allora - o magari anche oggi - fu ed è di parere opposto merita rispetto. Allo stesso modo credo che monsignor Fiordelli, vescovo di Prato, abbia portato il suo zelo pastorale all'estremo limite dell'accettabile definendo «pubblici concubini» due cattolici della diocesi - per verità lei cattolica praticante, lui laico - che si erano sposati in municipio anziché nella loro parrocchia. I due - qualche lettore forse lo ricorderà - querelarono il vescovo e ne derivò un processo che scosse l'Italia e che raccontai sul Corriere della sera. Zelo anacronistico, quello del vescovo di Prato? Con gli occhi nostri d'oggi, e immagino anche con gli occhi di Papa Francesco, sicuramente sì. Ma per qualcuno, che ha diritto di pensiero e di parola, non fu zelo anacronistico ma applicazione doverosa della dottrina.