la stanza di Mario CerviL'Italia funziona male ma resta un Paese del Primo mondo

Sono molti gli italiani che non hanno compreso la situazione economica che stiamo vivendo e quel che ci attende. Essi, infatti, si illudono che questa crisi economica sia una questione mondiale e proprio per questo passeggera, che ci riguardi di sicuro, ci coinvolga, ma che sta ad altri risolvere e che basti solo attendere, resistere per un po' che ogni cosa si aggiusterà e tutto tornerà come lo ricordiamo; com'era prima. Perché andrà certamente così per altre Nazioni ma non per l'Italia dove alla crisi mondiale si somma quella più grave e precedente di uno Stato fallito. Uno Stato che sta trascinando, nello stesso baratro dove esso è sprofondato da tempo, non riuscendo più a sostenere se stesso, la parte sana della Nazione. Uno Stato che ha indotto gli italiani alla denatalità e alla emigrazione, questa volta dei giovani e più intraprendenti e capaci dopo aver speso energie per formarli adeguatamente, uno Stato che non solo non ha tutelato ma ha mortificato e distrutto le principali realtà economiche e occupazionali, uno Stato che è come un cancro che porta a morte il corpo che lo ospita morendo.
Caserta

Sono molto pessimista, e da molto tempo, sulle cose d'Italia. Chi legge queste mie noticine se ne sarà sicuramente accorto. Ma lettere come quella di Alessandro Scorciarini Coppola, che pronostica al nostro Paese un futuro tragico e che lo considera un paria del pianeta, mi hanno già indotto, e ancora mi inducono, a prendere -del Paese- le difese. Non perché siano infondate le accuse che gli vengono mosse -sono invece fondatissime- ma perché la requisitoria deve essere secondo me preceduta da alcune puntualizzazioni. L'Italia ha istituzioni democratiche che, pur con alcune pecche, assicurano i fondamentali diritti di libertà. Libertà nel parlare, libertà nello scrivere, libertà nel discutere, libertà di voto e altre. Sono una minoranza gli Stati che possono rivendicare questi requisiti di libertà. Certo non è un sistema perfetto. Ma garantisce all'Italia un posto nell'élite dei Paesi dove chi critica il potere non è perseguitato, e le ha garantito dall'immediato dopoguerra in poi un progresso economico e sociale straordinario. Abbiamo, in questi tempi grami, la fuga dei cervelli. Ma vogliamo rimpiangere i tempi in cui a migliaia o a decine di migliaia o a centinaia di migliaia non i cervelli ma le mani callose emigravano perché nella loro patria si pativa la fame? La denatalità, che pesa su di noi come un flagello, è un fenomeno dei Paesi ricchi, non dei Paesi poveri. Nelle terre più infelici dell'Africa di denatalità non c'è traccia. Voglio forse affermare, con questo, che non c'è motivo di lagnarsi? Me ne guardo bene, siamo a mal partito. Ma come lo sono le nazioni industrializzate e avanzate, non come lo sono gli Stati del terzo o quarto mondo: ai quali veniamo da troppi affiancati. Riconosciamolo, questo, anche dopo aver legittimamente visto nello Stato italiano un cancro micidiale.