la stanza di Mario CerviL'Italia è mal governata, ma troppo bella per fuggire all'estero

Forse i mega pagati dipendenti dello Stato, non il povero travet ma i pomposi ed inefficienti capi ufficio, settore, dipartimento e su fino alle stratosferiche cifre di alcuni “pezzi grossi”, non hanno voglia di applicarsi e pensano solo a come mungerci maggiormente. Mia moglie sarebbe certamente più capace di quei testoni che sono al governo. Perché è proprio una “reggiura” che sa dove e come spendere ed a cosa rinunciare senza continuare a pretendere che entrino maggiori quattrini. Purtroppo non ho l'età (come cantava Gigliola Cinquetti) per fuggire da questa bella e deturpata Italia. Posso sempre sperare che nei pochi anni che mi rimangono «forse anch'io me la cavo».Desolatamente
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Caro Cancelliere, ho trascritto della sua lunga lettera solo la parte finale. Detto in confidenza, sono anch'io del parere che sua moglie, guidata dal buon senso e non da meschini calcoli di bottega partitica, sarebbe capace d'amministrare l'Italia meglio dei superpolitici e dei superburocrati cui sono affidate le nostre sorti. Capisco la sua desolazione e quella dei tanti che come lei -e come me- non ne possono più di questo Paese «bello e deturpato». Non ho nemmeno io l'età dell'espatrio: e per la conoscenza d'altri Paesi che la professione mi ha consentito aggiungo che nella sua bellezza come nei suoi difetti l'Italia è ineguagliabile. Lasciandola, si rischierebbe di pentirsi. Infatti molti che avevano annunciato la volontà di fuggire sono ancor tutti qui, e non è che ci faccia sempre piacere. Il suo pessimismo, caro Cancelliere, è anche il mio se ci si riferisce ai vizi nazionali. Capisco l'indignazione per certi aspetti del presente. Capisco meno il rimpianto del passato quasi che fosse tutto fulgido. Le sue piaghe l'Italia se le trascina dietro da gran tempo, e credo non si possa negare che il conforto e le comodità della nostra esistenza si sono ingigantiti dal Dopoguerra in poi. Viviamo meglio sentendoci peggio. Come lei,spero di cavarmela nel breve percorso che mi resta. So per certo che se la caveranno sempre i dignitari e i mandarini di Stato. Loro sì immortali, come i membri della Académie Française.