la stanza di Mario CerviL'Italia non è vittima della Spectre, ma del contesto produttivo

Non mi ritengo abbastanza preparato per filosofeggiare su certe questioni, ma da semplice lettore di quotidiani, mi concedo una considerazione. Da diversi anni nel nostro Paese, molte delle cose che accadono, delle scelte fatte e delle decisioni prese sembrano non avere un filo logico (questa almeno è la mia impressione) e tutto contribuisce a peggiorare la situazione, in termini pratici e di immagine; emerge quindi la più pericolosa delle domande: perché? La sola risposta che riesco a darmi è la seguente: l'Italia è da sempre terra di conquista, quello che per secoli è stato fatto con le armi ora va affrontato in altri modi e l'economia sembra la strada più percorribile per raggiungere lo scopo. Per farla breve, “ci vogliono comprare” e ogni accadimento ha il solo scopo di abbattere il prezzo. Riusciremo a ribellarci o diverremo il “Parco Giochi” dei potentati futuri?
e-mail

Caro Cirelli, capisco che le difficoltà di questo brutto periodo possono alimentare i peggiori timori e i maggiori sospetti. Ma non credo a una sorta di congiura internazionale per abbattere specificamente l'Italia considerata, spiega lei, terra di conquista. Non credo cioè a una Spectre economica nemica del nostro Paese la cui salvezza potrebbe venire soltanto da un James Bond de noantri. Non è che le forze della ricchezza e della speculazione abbiano esitazioni, quando si tratta d'abbattere un avversario. I «bric» - Brasile, Russia, India, Cina - ci mettono alle corde. Tuttavia quello della Cina e dell'India che invadono i nostri mercati con merce a basso costo non è un complotto, è la realtà d'una concorrenza finora invincibile. Nessuno si sognava di pronosticarci una sorte da «parco giochi» negli anni in cui, uscita piagata e stremata d una guerra disastrosa, l'Italia diventò una grande potenza industriale e si issò a uno dei primissimi posti nelle relative classifiche. Non è che in quegli anni di sviluppo e di avanzamento sociale i potentati economici ci volessero favorire. È che il contesto produttivo in cui l'Italia si muoveva appariva profondamente diverso, e molto più favorevole dell'attuale. La Spectre non c'è, la crisi invece imperversa. Speriamo che dopo gli anni delle vacche magre - abbiamo già dato - tornino gli anni delle vacche grasse.