la stanza di Mario CerviNon è detto che i giudici elettivi vadano bene anche per l'Italia

Avendo lavorato negli Stati Uniti d'America, apprezzo molto il sistema americano in cui i giudici vengono eletti (ad esempio giudici di contea et similia) e la loro carriera, fino alla Corte Suprema, ha come base un voto popolare. Ciò presuppone una libera informazione sul loro operato e sulle loro sentenze, che entrano a far parte della giurisprudenza. Cosa si intende fare in Italia? Non la vedo bene. La politicizzazione dei magistrati è una ipotesi gravissima.
Roma

Il giudice elettivo è un retaggio della tradizione americana: di quando cioè nella carovana dei pionieri i vecchi e i saggi si riunivano per deliberare le punizioni da infliggere a chi avesse violato la legge. I giudici rispecchiavano dunque le idee, gli ideali, e anche i pregiudizi della collettività. Così come li rispecchiavano un tempo le giurie bianche che assolvevano sempre un bianco accusato d'avere ucciso un nero. Il concetto del giudice elettivo è molto democratico, e molto più affascinante dell'idea d'un giudice burocrate, impregnato, nel migliore dei casi, di vecchia cultura e d'azzeccagarbuglismo; e nel peggiore di settarietà. Giudici espressi dal popolo lo rappresenterebbero senza dubbio molto più degli attuali. C'è tuttavia una controindicazione molto inquietante. Quali ceffi, per responso delle urne, sarebbero rivestiti della dignità di magistrati nelle aree di mafia, di camorra, di n'drangheta dove il voto è pilotato dalla malavita? Se ci penso mi vengono i brividi.