la stanza di Mario CerviNon sono i governi occidentali a essere deboli. Sono i popoli

Durante il dibattito di giovedì ai Commons si sentiva Churchill ribaltarsi nella tomba cercando di uscirne per cucire la bocca al piccolo David, di fronte al quale non tanto Assad ma persino Milliband è stato trasformato in un Goliah. Il governo guidato da Cameron non ha convinto il Parlamento britannico a votare l'intervento militare in Siria - e non sarebbe potuto finire diversamente visto che nessuno ha capito in cosa l'intervento sarebbe consistito, ne la sua ratio: parafrasando, nemmeno troppo, è stato un susseguirsi di «spariamo ma da lontano, interveniamo ma non invadiamo, non cambiamo regime, gli spegnamo solo il gas, non tolleriamo crimini dimostrabili al vetrino del microscopio, gli altri esulano, l'ONU cominci che noi finiamo, così poi cominciamo e loro arrivano, siamo amici dell'umanità...». L'increscioso avvenimento, impietosamente trasmesso in diretta, mi sembra dimostri due cose. La prima è che la political correctness è come le sigarette, a lungo andare ti avvelena fino al punto di non ritorno. La seconda è che se il tanto auspicato ringiovanimento della classe dirigente deve portare alla guida delle nostre fragili democrazie rampolli cresciuti in nidi di ovatta, allora è forse il caso di rivalutare i tanto bistrattati vecchietti! Saggi, prudenti, «soldati» della vita, un po' di onore nelle vene. A questo punto, Long live the Queen. Un caro e riconoscente saluto da Londra, insieme al «Foglio» siete l'unico giornalismo italiano degno di questo nome.
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Cara amica, anzitutto ringraziamenti per l'elogio -che so convinto- del Giornale. E poi complimenti per una lettera, la sua,che è informata, irridente, divertente. Nell'affaire siriano l'Occidente si muove con goffaggine, errabondo nella strategia da seguire, incerto sugli obbiettivi da raggiungere, risoluto con mollezza e bellicoso senza esagerare. Questa condotta vacillante dipende senza dubbio dai governanti -lei sferza impietosamente il povero Cameron- ma dipende anche dai parlamenti e, per dire la verità tutta intera, dipende dai popoli. I quali, alle prese con una grave crisi economica, non hanno nessuna voglia di finire nelle sabbie mobili del Medio Oriente. Lei è molto convincente nella critica. Ma, per essere sincero, non ho capito -colpa mia senza dubbio- quale comportamento lei avrebbe voluto dall'Occidente. L'azione o l'inazione? I droni o i faldoni? Il coinvolgimento dell'Onu in una eventuale iniziativa militare o il non coinvolgimento? Quando queste righe saranno nelle edicole la realtà avrà già risposto, forse, ad alcuni interrogativi. Aspettiamo.