la stanza di Mario CerviNon tutti gli orrori africani sono riconducibili all'apartheid

Caro Cervi, pare che in Sudafrica chiunque possieda un po' di ricchezza debba vivere in quartieri protetti da vigilantes e corrente elettrica, e che ai turisti sia «vivamente consigliato» di muoversi soltanto con l'appoggio di una scorta armata. Eppure tutto il mondo si appresta ad onorare Nelson Mandela, primo presidente sudafricano eletto dopo la fine dell'apartheid. Lei che ricordi ha del cosiddetto apartheid? Era l'inferno che ci hanno raccontato gli intellettuali - un nome per tutti: l'ebrea sudafricana Nadine Gordimer, Premio Nobel per la Letteratura - oppure l'unico modo possibile che avessero i bianchi per difendere la loro nazione e la loro libertà?
Torino

Caro Bussone, uno che sconta decenni di galera per combattere la sua battaglia e difendere i diritti della sua gente è un eroe e un martire. Onore a Nelson Mandela. E onore agli afrikaners che si ribellarono, tra sofferenze e stragi crudeli, al dominio inglese. L'apartheid fu, nei suoi principi e nella sua applicazione, brutalmente razzista, anche se avallato da religiosi cristiani. Razzista e brutale come le situazioni sociali vigenti a lungo in certe aree degli Usa. L'inammissibilità del regime imposto dai sudafricani bianchi non toglie validità ad alcune loro affermazioni. È vero che il tenore di vita dei neri era in Sudafrica molto più alto che negli altri Stati del continente, dai quali masse di migranti si dirigevano verso il dominio bianco. È vero che in molti Paesi africani la popolazione era soggetta, per mano africana, a discriminazioni e barbarie maggiori di quelle imputabili all'apartheid. È vero che i leader africani tuonanti, all'Onu, contro l'oppressione imposta ai sudafricani neri erano a casa loro tiranni sanguinari. Tutto questo fu ed è negato, nel nome d'un progressismo di maniera, dai fautori delle pessime indipendenze africane. Ma gli orrori dei nuovi regimi non cancellano la violenza dell'apartheid.