la stanza di Mario CerviPer quest'Europa in grave crisi, l'euro resta il male minore

Caro Cervi, per lo showman Matteo Renzi l'uscita dall'euro sarebbe un disastro. Per sei premi Nobel il disastro è l'euro. Insomma chi ha ragione?
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Il tema dell'euro - uscirne o non uscirne? - occupa la scena economica e politica e, di riflesso, frequentemente questa «Stanza». Suppongo che lei, caro Castriota, segua un poco ciò che scrivo. E allora saprà che, pur con la montante marea dell'ostilità alla moneta unica, io le sono in complesso favorevole. Non che neghi errori, ritardi, inadempienze di Bruxelles. Ma ho la convinzione che molti governi, dopo aver fatto carne di porco del denaro pubblico, vogliano adesso scaricare sull'euro ogni colpa, autoassolvendosi. Lei cita il parere, senza dubbio autorevolissimo, di sei premi Nobel. Ma altri importanti esperti sono per l'euro. Quanto a me ritengo ragionevole la battuta famosa secondo la quale le previsioni economiche hanno l'unico merito di rendere rispettabile l'astrologia. Digiuno d'economia come sono, oso affacciare una volta di più, nella disputa, una considerazione rozza. Ascolto ogni momento deprecazioni e accuse per la prodigalità insensata con cui la classe politica italiana - ma anche altre - ha accumulato, stampando disinvoltamente banconote, l'immane debito pubblico dal quale siamo schiacciati. Le regole europee, miopi e inadeguate quanto si vuole, hanno messo qualche argine allo sperpero. È poi sopravvenuta la crisi, e siamo messi male. Ma non penso che il rimedio alle enormi difficoltà di oggi possa consistere nella totale restituzione della gestione finanziario-statale a quella classe politica che ieri ha combinato il disastro. L'euro non funziona bene, va rivisto. Ma è secondo me un male minore se confrontato alla catastrofica gestione per la quale siamo indebitati fino al collo.