la stanza di Mario CerviPurtroppo Hitler e Mao non hanno fatto storia con quadri e poesie

Tempo fa saltarono fuori dei quadri di Adolf Hitler, inquietanti ma a detta di esperti fatti bene, e tante menti culturalmente elevate e politicamente corrette rimasero sconvolte dal fatto che si potessero mostrare in giro dei dipinti di un simile dittatore. Ora che si parla di dolci poesie di Mao Tse-Tung, uno che la democrazia la metteva sotto le scarpe, le stesse anime belle si commuovono nel sentire di salici e montagne azzurre, ma non di tutti quei cinesi morti per colpa sua. Non voglio dire che uno fosse meglio dell'altro, anzi non saprei proprio dire quale tra i due sia stato il più crudele, ma non riesco a spiegarmi come l'appartenenza politica, in certe teste, faccia passare sopra ai peggiori crimini.
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Caro Palmintieri, mi pare che il tempo delle infatuazioni salottiere per Mao e degli osanna intellettuali al «libretto rosso» - un condensato di banalità - sia per fortuna finito. I Moravia d'oggi non si profondono più in elogi per il «grande timoniere», tutti - tranne una pattuglia di fanatici irriducibili e tranne forse Dario Fo - riconoscono ormai che la «rivoluzione culturale» fu una immane e spietata «purga», e che milioni di esseri umani furono immolati a una demenziale utopia egualitaria. Non ho un parere sui dipinti di Adolf Hitler, e non l'ho nemmeno sulle poesie di Mao. I due non hanno lasciato un retaggio artistico e letterario, hanno lasciato un retaggio d'orrori. Tolto il quale non rimane niente. Se qualcuno ha lanciato anatemi per l'esposizione di quadri dell'invasato di Berlino e ha invece dedicato elogi sperticati ai versi si Mao io, lo confesso, non me ne sono accorto. Ma è possibilissimo che sia avvenuto, in omaggio al vecchio detto secondo cui la madre dei cretini - i tipi che Giovannino Guareschi bollava come «trinariciuti» - è sempre incinta. Non azzardo graduatorie sulla capacità sterminatrice di Hitler e di Mao. Così come non ne azzardo sulla ottusità di chi, dopo gli eventi che si sono succeduti, rimpiange l'uno o l'altro. Si equivalgono nella damnatio memoriae. Onore invece a due popoli, il tedesco e il cinese, che dopo essere sprofondati nella tenebra nazista e maoista, sono riusciti a risorgere.