la stanza di Mario CerviPurtroppo il «nostro» petrolio o non c'è o è troppo poco

Da decenni ci si lamenta del caro carburanti. Ragionando su come intervenire per calmierare i prezzi sono stato folgorato da un'idea rivoluzionaria, assolutamente geniale. Ho pensato che se sfruttassimo i nostri giacimenti di gas e petrolio, come peraltro fanno tutti i Paesi del mondo dove queste risorse naturali sono considerate una ricchezza, molto probabilmente potremmo abbassare i prezzi dei carburanti. Forse anche le bollette di gas ed elettricità potrebbero essere alleggerite! Capisco che la cultura e il turismo sono il nostro petrolio, però nel serbatoio della mia auto non funzionano (magari non funzionano neanche nei serbatoi dei «no triv»). Si dovrebbe, è vero, affrontare le manifestazioni indette da Legambiente che al solo sentore di trivellazioni esplorative scatenerebbe la solita folla di 40 scalmanati con bambini al seguito che agitano cartelli e urlano slogan. Non mancherebbe neppure il solito medico il quale davanti alle telecamere elencherebbe i casi di aumento di tumori nella zona e l'immancabile massaia che, scarmigliata si sbraccia e urla: «non vogliamo morire!!!!».
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Caro Gaia, sono d'accordo con lei nel deplorare un terrorismo ambientalista che impone il «no» ad ogni iniziativa di progresso, si tratti della Tav o si tratti del ponte sullo Stretto o si tratti dei rigassificatori. Il dibattito è utile se mantenuto in un ambito razionale di costi e di benefici per il Paese. Ma una certa predicazione catastrofista è estranea alla razionalità, e alimenta leggende nere di tipo quasi supestizioso. Scrivo questo - lo aggiungo per chiarezza - senza avere un'opinione precisa sull'opera gigantesca - il ponte - che è stata ideata e avviata e che solo per i suoi preliminari liminari ha richiesto spese ingenti. Stento tuttavia a credere che nel sottosuolo italiano ci sia un immane tesoro petrolifero. La sua idea di cercare il petrolio in casa non è poi tanto rivoluzionaria, direi anzi che è ovvia. Ammesso che il petrolio ci sia in quantità tale da alleviare seriamente la spesa energetica nazionale. C'era un tesoro di gas, ed è stato adeguatamente sfruttato per merito di quel genio che aveva nome Enrico Mattei. Non ho approfondito l'argomento, ma è mia convinzione che se l'Eni va a cercare petrolio in terre lontane è perché le riserve italiane sono ritenute poco promettenti o poco convenienti. Sarei felice d'essere smentito in questa mia valutazione pessimistica, o almeno fortemente dubitativa.