la stanza di Mario CerviPurtroppo in Turchia le forze laiche sono una minoranza

L'Italia ha sempre avuto una posizione favorevole all'ingresso della Turchia. Il che fa il paio con la compiacenza, anche delittuosa, verso i palestinesi. Turchia, Erdogan o no, in Ue è uguale a definitiva morte dell'Europa come identità storico-culturale. E sentir parlare di test per la democrazia fa senso, nel momento in cui Erdogan si comporta come qualunque dittatore. Qualunque cosa possa fare ora ha già dimostrato chi è. Cosa del resto chiara da sempre, salvo ai dementi, ai disinformati, ai politici in malafede.
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Le tentazioni autoritarie del governo Erdogan sono innegabili, così come innegabile è la brutalità di quella polizia. Ma la polemica contro le derive islamiche di Erdogan tende a ignorare un fatto che già altre volte mi sono sforzato di ricordare. Il laicisimo è in Turchia -anche se non come in altri Stati islamici- un'ideologia minoritaria: professata nelle grandi città e in ambienti acculturati. Per imporre una way of life occidentale Kemal Ataturk dovette proibire il fez e, se lo riteneva necessario, tagliare le teste. I golpe ai quali le forze armate, custodi del kemalismo, sono più volte ricorse volevano impedire che per schiacciante volontà popolare fosse in Turchia instaurato un regime confessionale, dominato dal clero. Non ho nessun motivo per elogiare Erdogan che ama le decisioni spicce favorite dagli idranti delle forze dell'ordine (ma che ha assicurato alla Turchia un periodo di straordinaria crescita economica). Ma, forse per mio inguaribile pessimismo, ho la convinzione che la democrazia in stile Erdogan sia deplorevole, ma sia anche il massimo che un primo ministro ad Ankara può permettersi. I rivoltosi di piazza Taksim sono ammirevoli ed eroici. La loro battaglia per la salvezza d'un parco -in un Paese malato di consumismo e di speculazione- è sacrosanta. Ma è una battaglia d'avanguardia che diverrebbe vittoriosa solo con un intervento delle Forze Armate. Dobbiamo augurarcelo?