la stanza di Mario CerviPutin è da tenere d'occhio, ma non paragoniamolo a Hitler

Nel 1939 Hitler, con la scusa di proteggere i tedeschi residenti all'estero, unì con la forza alla Germania la Boemia e i Sudeti, senza che le potenze occidentali muovessero un dito per difendere nazioni libere e indipendenti. Poi Hitler mirò alla Polonia, con la scusa che era in parte abitata da tedeschi. E scoppiò la guerra mondiale, ma qualcuno (Marcel Déat, deputato socialista francese) cercò di lasciar ancora mani libere al nazismo con la famosa frase, «Combattere a fianco dei nostri amici polacchi per la difesa comune dei nostri territori, dei nostri beni, delle nostre libertà, è una prospettiva che si può coraggiosamente immaginare, se deve contribuire al mantenimento della pace. Ma morire per Danzica, no!» Ora Putin è al posto di Hitler, la Crimea al posto della Boemia, la Moldavia al posto dei Sudeti, l'Ucraina al posto della Polonia, ma la situazione non cambia: si fanno flaccidi proclami di minaccia contro il dittatore ma già circola l'appello «Morire per Donetsk no!». Poi toccherà alle repubbliche baltiche, alla Finlandia e dovunque ci sia una persona che parla russo... Fermiamolo prima che sia troppo tardi.
Genova

Caro Parodi, il parallelo è senza dubbio impressionante. Ma non al punto da ispirarmi timori d'un susseguirsi di aggressioni russe e d'una terza guerra mondiale. Intanto è molto diversa la personalità dei protagonisti, Hitler e Putin. L'attuale zar è spregiudicato e cinico come più non si potrebbe. Ma non è il fanatico e allucinato apostolo d'una ideologia infame. Anzi, ha buttato alle ortiche i paludamenti comunisti a lungo indossati, trasformandosi in defensor fidei. Putin è razionale. Credo che la democrazia gli importi poco o niente. Ma il caso Crimea si fonda su un pilastro della democrazia, l'autodeterminazione dei popoli. Non dico, badi bene, che sia sensato sottovalutare la minaccia rappresentata dalla politica di potenza avviata dalla Russia. È necessario fermare Putin, nelle sue pericolose ambizioni. La vicenda Ucraina ha luci e ombre che non legittimano le arroganze militari russe ma che aiutano a capirne il movente. Per ora la Crimea non è Danzica, Kiev non è Varsavia, Mosca non è la Berlino della croce uncinata e non è più quella di Baffone. Tutto è cambiato. Niente illusioni, ma cerchiamo di stare sereni.