la stanza di Mario CerviSì ai tagli, ma la dignità nazionale non può essere disarmata

Continuo a leggere opinioni di lettori sull'inutilità delle nostre portaerei perché la Cina e la Germania non le hanno. Falsa la prima, visto che il Dragone ne sta allestendo una basandosi su una vecchia unità russa, e chissenefrega per la seconda, altrimenti non serve a nulla lamentarsi da mesi per quanto siano brutti e cattivi i tedeschi di Frau Angela Merkel. Comunque, avere una Marina ci consente di non ritrovarci tra i piedi tipi come i decapitatori di Londra, ne abbiamo già abbastanza. E poi, ci sono tanti altri sprechi, effettivamente inutili, su cui lo Stato potrebbe calare la mannaia prima di smantellare le portaerei. O sbaglio?
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Le spese militari sono prese particolarmente di mira - facile capire perché - in questi tempi di crisi. Giusto risparmiare sul numero di generali e ammiragli, su alcuni apparati residenziali e cerimoniali delle Forze armate, sui costi di manutenzione di caserme inutili o poco utili. Ho invece molte perplessità sulle geremiadi per una portaerei o per moderni caccia. Un armamento moderno è meno indispensabile, chi lo nega, dei fondi per le scuole materne. Ma la percentuale del reddito che l'Italia destina alle Forze armate è moderata, anche se le polemiche l'ingigantiscono. Secondo statistiche non aggiornate l'1,7 per cento contro una media del 2,9 per cento nell'Ue, contro il 4,3 per cento degli Usa e contro il 2,3 per cento della Francia. Più virtuosa la Germania, con l'1,3 per cento. Non siamo uno Stato smilitarizzato, come la Costarica. Facciamo parte d'una alleanza che durante decenni ha salvaguardato il mondo libero dalla minaccia sovietica. All'alleanza dobbiamo dare un apporto di fondi, di mezzi e di uomini. Ma la minaccia dell'Urss, si può obbiettare, non c'è più. Verissimo, anche se altre minacce possono profilarsi. Sarebbe comunque poco elegante chiamarsi fuori dalla Nato, perché le circostanze sono cambiate, e addossarne tutti gli oneri agli Stati Uniti. Si può fare a meno degli F35, ma non della dignità nazionale.