Stare zitti o lasciarlo andar via: è la prossima sfida dell’Inter

Il rischio è sempre quello di prenderci un po’ troppo sul serio. José Mourinho ha raccontato la storia di quella volta che ha perso 4-0 in casa una partita che valeva il titolo della Premiership, e i suoi sono usciti da Stamford Bridge fra gli applausi. Probabilmente i tifosi del Chelsea non erano felicissimi, qui deve esserci qualcosa che ci sfugge.
Adesso tiene banco il gesto di Ibra rivolto ai tifosi che fischiavano. Massimo Moratti lo ha giustificato: «Una reazione istintiva», anche il membro Cda Tronchetti Provera si è allineato al presidente: «Uno che gioca come lui va difeso». Mourinho ha spiegato perché si schiera con lo svedese: «Ha fatto tanto per l’Inter, ha giocato quasi tutte le partite con un lavoro incredibile per noi e credo che per una sua prestazione un po’ meno perfetta non meriti una reazione negativa da parte dei tifosi». Gira e rigira si torna sempre ai tifosi, cioè noi. Se continua a valere la vecchia regola non scritta in nessun codice che chi paga ha sempre ragione, lasciate che i tifosi fischino, non è reato, magari dalle curve arrivassero solo fischi, adesso non esageriamo. Poi si può discutere di etica e morale, ma per favore non ricaviamone un’altra tristissima lezioncina, se il gladiatore non finiva sbranato dal leone, i romani fischiavano. E non è vero che contestavano il leone, semplicemente non si divertivano, tutto qui.
Invece il gesto di Ibra sta dividendo perché secondo molti il capocannoniere della serie A sta lanciando segnali: stanco, insofferente, voglioso di cambiare aria. Quindi dietro c’è qualcosa di grosso e allora ogni sua mezza frase va sul bilancino e Mino Raiola stia in campana, perché fare il procuratore di Ibra lo sta mettendo in una posizione delicata. C’era un drappo sabato sera in curva Sud, secondo anello: «Raiola, giù le mani da Ibra e Maxwell», i suoi assistiti. Moratti ha detto: «Penso che Ibrahimovic resterà, sì, penso proprio di sì», Tronchetti si è allineato: «Mi auguro che Ibra rimanga». Mourinho ha spiegato: «Non credo che Ibra voglia andar via dall’Inter». Neanche uno che dia certezze, ma pare che sia la strategia societaria rivolta ai tifosi a imporre questa linea: comportatevi bene, perché altrimenti Ibra se ne va. A proposito, sui blog nerazzurri i fan sono divisi, Zlatan Ibrahimovic come Christian Vieri: «Con la differenza che con lo svedese si vince». La maggioranza è convinta che Zlatan abbia risposto prima da fuoriclasse e poi da ultrà, insomma uno di loro. Ma proprio uguale, se è vero che l’intimazione di fare silenzio con l’indice portato al naso è stata un buffetto rispetto al gesto che proprio gli ultrà di solito fanno sugli spalti, dedicandolo agli avversari. E qui vale il discorso di prima: perché non posso fare a te, quello che tu puoi fare a me?
Un importante esponente ultrà ha riferito che qualunque giocatore faccia un gesto del genere alla curva, è finito, ma per fortuna di Ibra non era rivolto al secondo anello, ma a quelli del primo. Il rischio di prenderci tutti molto sul serio rimane. Ibra ha detto: «Il pubblico e i fischi mi hanno solo stimolato e io segnando ho fatto esclusivamente il mio dovere. Tutto il resto non conta, subito dopo la partita è tutto dimenticato. Rispondo sempre in campo a tutto quello che viene scritto e detto durante la settimana, sono contento perché abbiamo vinto e mi dispiace molto di essere squalificato per la prossima partita, perché non potrò aiutare i miei compagni». Su quel gesto Ibra non si è dilungato, José Mourinho, sabato sera in conferenza stampa, ha preso gentilmente congedo quando gli è stata rivolta la domanda. Ma in fondo quella manina di Ibra a mimare quell’atto orale che significato ha, quale interpretazione le si può dare?
Fra tutte le risposte la migliore in assoluto è stata quella di Carlo Ancelotti, impeccabile ed esaustiva oltre l’immaginabile: «È il gesto di un atleta sotto sforzo».