Stark: «La spesa pubblica va ridotta al 35% del Pil»

I Paesi dell’area euro devono ridurre la spesa pubblica al 30-35% del Prodotto interno lordo se vogliono rimanere competitivi. Lo ha detto ieri Juergen Stark, membro del consiglio direttivo della Bce. «Se l’Europa vuole essere dinamica e competitiva nel Ventunesimo secolo - ha precisato -, allora ha bisogno di un’economia di mercato ben funzionante, in grado di adattarsi rapidamente. Ma non sembra possibile avere un’economia del genere fino a che lo Stato assorbe circa la metà delle risorse economiche». La spesa pubblica ha inciso, infatti, in media per il 47,6% sulle risorse finanziarie nel 2005 nei Paesi dell’Unione europea, ma in Francia e Germania si è andati oltre il 50%. L’Italia è invece in una posizione migliore, visto che nel 2006 il rapporto tra spesa pubblica e Pil è stato pari al 44,6%, ma comunque ancora ben oltre la forchetta indicata dal membro della Banca centrale europea. «Ci sono segnali sempre più frequenti - ha spiegato Stark ai giornalisti - che livelli di spesa di questo tipo possono risultare dannosi per le prospettive di crescita di lungo periodo, oltre che per lo stato di salute del fisco». E sempre secondo il parere del membro del consiglio direttivo della Bce, una spesa pubblica limitata al 30-35% del Pil sarebbe adatta a centrare gli obiettivi sociali ed economici, a raggiungere nuovi traguardi e a mantenere al tempo stesso un alto tenore di vita.