Stasera la Germania. Il premier ai turchi: lasciate a casa i fucili

Stasera la prima semifinale. Tedeschi strafavoriti, ma Löw ha paura: "La loro arma è l’autostima". Terim: "Non credo ai miracoli e finora non ce ne sono stati". Istanbul blindata, si temono incidenti

Basilea - In un clima effervescente e rutilante, la Turchia si appresta a sfidare in campo neutro i suoi datori di lavoro. Sono freschi e inebriati, in fondo se vanno in finale loro, l'Europeo svolta. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha solo chiesto una cosa ai suoi connazionali: di non uscire di casa con i kalashnikov. A Istanbul e dintorni nei giorni di festa e ricorrenze muoiono come mosche, sparati dai loro stessi parenti intenti a festeggiare. Si celebra un battesimo e il giorno dopo tutti in fila a un funerale: «Nessuna vittoria ha più valore di una vita umana - ha solennemente dichiarato in Parlamento e pare che gli sia stata promessa una sorta di tregua -. La nazionale sarà sostenuta da 70 milioni di turchi, non è giusto che poche persone armate rovinino tutto».

C'è aria di botti e Fatih Terim ha fatto sapere di non credere ai miracoli: «Non ci credo e finora non ce ne sono stati». Molto serio, e per forza: avrà a disposizione 14 giocatori, quattro sono squalificati e cinque infortunati. Ha escluso l'ipotesi di un utilizzo di Emre Belozoglu e ha spiegato che la storia del terzo portiere centravanti era solo una battuta. In conferenza si è presentato solo, senza giocatori o dirigenti, un’ulteriore dimostrazione di saper concentrare tutto il potere nella sua persona. I tedeschi però non temono solo lui ma la crescita di tutto il movimento turco: «Dieci anni fa non avevano tutta questa autostima», ha rilevato Löw che si è attaccato alla scaramanzia facendo ripetere alla nazionale tedesca tutto il rituale svolto nel quarto contro il Portogallo. Il rigidissimo programma Uefa però non gli ha concesso nulla, tantomeno ritardi. Löw si è presentato circa venti minuti dopo l'orario previsto per la sua conferenza stampa e dopo dieci minuti si è sentito chiedere di sgombrare il campo. C'era l'Imperatore che doveva parlare e poi dirigere l'allenamento della sua squadra. Löw c'è rimasto molto male, ha guardato tutti in faccia per qualche secondo, poi si è alzato per ultimo con un mezzo sorriso ironico sulle labbra.

È questa crescita di tutto il movimento turco e questa credibilità che prima non c'era a preoccuparlo maggiormente: «La loro arma in più», ha commentato, dimenticandosi dei kalashnikov.