Stasera Inter-Roma, Mancini punta il pari

Alle 20,30 il match clou della sesta giornata di ritorno. Giallorossi a San Siro per inseguire una vittoria che riaprirebbe la corsa al titolo. Nerazzurri prudenti per tenere a distanza i rivali e senza Ibrahimovic, ancora infortunato

Appiano Gentile - Serve un po’ di fantasia e magari qualche fuoco d’artificio per metter la Roma nell’imbarazzo. Meglio non rifarsi ai precedenti: l’Inter non perde a San Siro da 17 partite, appunto da quando incontrò (19 agosto) e perse in Supercoppa contro la gente di Spalletti. Non bastano i brutti ricordi a mettere i brividi. C’è di peggio: la scarsa condizione di alcuni centrocampisti, l’assenza di Ibrahimovic e Cruz, la necessità di una vittoria che metterebbe tutti gli avversari nell’angolo. Mancini conosce il mondo ed allora prova a deviare gli interessi. Butta lì la frase scontata: «L’Inter deve giocare per vincere, poi ci può stare anche il pari». Visto con il sorrisino malevolo dell’altra sponda: «Tutto fuorché la sconfitta». Liverpool continua a pesare come un macigno. Le pensate dell’arbitro De Bleeckere non fanno dormire la notte. Ognuno si ingegna per trovar rimedio ora e a futura memoria, dunque anche per la partita di ritorno.

Meglio togliere un po’ di pressione alla squadra. Tattica tipica del tecnico nerazzurro. Ed infatti ieri ha cominciato a parlare come vorrebbe giocasse la squadra: battute, colpi d’ingegno, polemiche, polverone. Ha servito tutti. Se fosse stato in campo, sarebbero stati assist da gol. Primo bersaglio, scontato, lo staff medico: «Ibra sta male? Non sono preoccupato: di solito le diagnosi sono sempre il contrario di quello che si dice. Dopo qualche giorno di riposo, credo che Ibra riprenderà. Potrebbe giocare a Napoli». Qui non vanno di mezzo solo i medici: Ibra ha una infiammazione, spiega l’allenatore; invece l’interessato parla di un buco al tendine. In quel caso sarebbe difficile anche camminare. L’Inter se la caverà ugualmente, fa intendere il tecnico che, invece, replica ai mugugni di Kakà: «Ci picchiano troppo». Mancini se ne intende, avendo subito stessa sorte. «Se uno non vuol prendere botte, meglio faccia il ragioniere». Se poi Inter-Roma è diventata una classica da scudetto, di chi è il merito? Risposta a beneficio dei cugini dell’altra sponda. «Sapete, gli altri non ci mettono impegno in campionato e lasciano a noi lo scudetto. In questo momento Inter e Roma sono le due squadre migliori. La Roma ha un gioco spettacolare che non può essere paragonato a nessuna del passato». In aggiunta, a nessuno è sfuggito che quando gli arbitri aiutano la Roma, se ne accorgono in pochi. Quando tocca a Inter, Milan, Juve sono fiumi di parole e di moviole. Massì, Mancini manda i saluti anche alla stampa. «Succede perché il giornale di Roma non gli dà contro e non vengono tirate fuori cose che, invece, fanno altri giornali e altre città».

In questo bum bum, l’allenatore ha sorvolato sugli arbitri: in Italia per ora sono angeli custodi. Il tecnico segue la linea dettata pure da Tronchetti Provera. «Normale che la Juve si lamenti, ma ora ci sono arbitri giovani: possono sbagliare. Però pensiamo tutti che siano errori in buona fede. Bisogna accettarli». Vedremo stasera se il buon umore non passerà. L’Inter comunque si gioca la partita che può rasserenare la stagione o complicarla. Cassano ha dimostrato come si fa a rovinare la festa. Mancini ha l’idea per evitarsi la noia. «Non dovremo dare alla Roma la possibilità di avere troppi spazi liberi».
In altre occasioni il tecnico ha escogitato sorprese che Spalletti ha mal digerito. All’andata giocò con cinque centrocampisti e una punta. Qui garantisce le due punte. Mah! E, a proposito di Cassano, ha regalato forse l’unica verità personale. «È vero che ci siamo detti: ci vedremo presto. Ma questo vale per tutti quelli con cui parlo, anche adesso. Sennò significa che succede qualcosa a qualcuno». Corna, bicorna e sipario.