Stasera gli Inti Illimani suonano a «casa»

Lo storico gruppo cileno si esibisce al festival Latinoamericando: all’interno del Forum la band di Jorge Coulon riproporrà il suo repertorio folk con strumenti a fiato, ad arco e percussioni

Ferruccio Gattuso

Non solo voglia di ballare, cibo e insomma festa del movimento e del corpo (anche per evitare le zanzare che però, come precisa addirittura lo slogan ufficiale sono «sempre di meno»): il Festival Latinoamericando ha da tempo messo in chiaro che l’ascolto meditato fa parte degli esercizi cui è chiamato il pubblico nella cornice festaiola all’interno del Forum di Assago.
Fino al 15 agosto, il Festival, edizione 2005 con solito orario spalmato (dalle 18 del pomeriggio alle 2 del mattino) offre un villaggio nel quale fare shopping, assorbire sapori e cultura del mondo latino e magari acciuffare qualche pezzo di antiquariato d’oltreoceano: ma c’è anche la musica, quella suonata e soprattutto con qualcosa da raccontare. A esempio, questa sera (ore 21,30, ingresso 10 euro), i riflettori sono tutti per gli Inti Illimani, storico gruppo cileno di folk, combo, hayno e carnavalito latini, assurti a simbolo politico ma ancor più generazionale, da sempre ambasciatori di musica, messaggeri di pace e alchimisti di tutte quelle sonorità che attraversano il Sud America a ridosso della «colonna vertebrale» andina.
Gli Inti Illimani, si sa, hanno un rapporto speciale con il nostro Paese, al punto da aver realizzato un album dal titolo esplicito e a suo modo commemorativo: Viva l’Italia. Trattasi di un disco rigorosamente live (sinergicamente corredato di un libro omonimo, edito da Arcana), nei quali i musicisti cileni raccontano in parole, aneddoti e soprattutto musica (la registrazione è quella del concerto tenuto ai Fori Imperiali a Roma, il 7 settembre 2003) i sette lustri buoni di carriera sulle spalle.
Dal giorno buio del golpe del generale Pinochet, in Cile nel 1973, gli Inti Illimani scelsero proprio l’Italia come luogo d'esilio (erano in tournée in Europa durante il tragico rovesciamento di Allende) potendo contare, senza dubbio, su uno scenario culturale che, in quegli anni a casa nostra, era decisamente solidale nei loro confronti. Fino al 1988, per quattordici lunghi anni, l’Italia fu la casa degli «Inti», e certe cose evidentemente non si dimenticano. La band - con il suo tradizionale corredo di strumenti a fiato, ad arco e percussioni, guidata dal fondatore storico, il chitarrista Jorge Coulon - attraversano lo Stivale per tutta l'estate: ieri erano a Foligno, domani saranno ad Aquiliea (Udine) per poi spostarsi nel Mezzogiorno.
Sul palcoscenico del Forum, quindi, risuoneranno le tradizioni musicali di un continente da sempre bistrattato dalla Storia, ma guardato con occhio benevolo dalle divinità della musica: Cile, Bolivia, Perù, Ecuador sono le tavolozze dalle quali gli Inti Illimani prelevano colori, per offrire quadri variopinti di cultura latina. Questo non ha impedito agli Inti Illimani, per motivi per così dire «ecumenici» (i concerti di Amnesty International), di stringere sodalizi musicali con artisti del mondo anglosassone, simbolo di una cultura decisamente «altra»: basti pensare a icone del rock come Peter Gabriel, Bruce Springsteen e Sting. Da sempre combattivi sul fronte dell’impegno sociale, gli Inti Illimani a volte sono stati «scippati» da chi vive di categorie rigide, trasformati in soldatini da esporre.
Eppure loro spesso hanno affermato di «non voler fare politica in senso stretto, e tanto meno in senso propagandistico. La nostra idea di politica e di relazione tra gli esseri umani la si ritrova comunque nel nostro sound e nella nostra visione musicale». Una visione lunga 33 dischi e quasi quarant’anni di nomadismo.