Stasera Ungheria-Italia: Donadoni prepara la corazzata azzurra per affondare la Francia

Nell'amichevole di oggi il ct pensa a un centrocampo tutto rossonero. Cannavaro: "La sbornia mondiale è passata"

Dopo questa sera ci sarà solo la Francia e allora Roberto Donadoni non può far finta di niente. Ha fortissimamente voluto questa amichevole, ha chiamato forse anche contravvenendo ai desideri delle grandi tutti i suoi fanti, esclusi solo quelli che per chilometri nelle gambe, vedi De Rossi e Perrotta, non erano ancora pronti per intossicarsi i muscoli con un'altra partita. Ma che il centrocampista della Roma, decisivo nella vittoria giallorosa in Supercoppa contro l’Inter, sia un punto fermo lo testimonia anche la non assegnazione della maglia numero dieci. Insomma, era di Totti, è di De Rossi. E siccome non c’è ne uno e nemmeno l’altro finisce che si gioca senza. E non è bello. Comunque: fin qui fedele al modulo che gli ha dato garanzie e vittorie, quello che, guarda caso, è uscito dal laboratorio di Trigoria e ha portato la Roma in alto, il ct potrebbe rivedere le sue convinzioni proprio nella prova decisiva per l’otto settembre e cominciare a puntellare quel centrocampo che, solido per Scozia, Far Oer e Lituania, potrebbe rivelarsi troppo fragile per i cingoli francesi.

Così nella testa di Donadoni sembra aver preso corpo l’ideadiunrepartopesante targato Milan, dove, confermati Pirlo e Gattuso, la novità sarebbe Ambrosini. Rinforzato il centrocampo e dato per obbligato e obbligatorio l’impiego di Toni, restano da scegliere i due che questa sera dovranno reggere la scena con il centravanti del Bayern. Tre uomini per due maglie: Quagliarella, Di Natale e Del Piero, con i primi due favoriti sul capitano bianconero al solito protagonista di loquaci vigilie e invece ieri filato via come se avesse annusato l’andazzo. Fosse questo il modulo scelto questa sera allo stadio «Ferenc Puskas» contro una nazionale che ha perso anche contro Malta nelle qualificazioni europee, non saremmo all’abiura di uno schema, ma al sano realismo: affrontare la Francia con due soli centrocampisti sarebbe una formula un po’ troppo osé.

L’alternativa resta però in piedi e si chiama Aquilani: perfetto per interpretare il modulo giallorosso che tanto piace a Donadoni. Ipotesi. Di certo c’è che gli azzurri sanno che steccare questa trasferta in Ungheria vorrebbe dire alzare ulteriormente il livello delle tensioni in chiave Francia. C’è già un «nemico», Domenech; un avversario, i Bleus; e allora non èilcasodiesagerarefacendosi del male con le propriemani. Un anno fa, di questi tempi, l’Italia era ancora sotto choc,ubriacadi gloriaafatica si reggeva in piedi. Ora le cose sono cambiate. Sentire, per credere, Cannavaro: «Adesso lo possiamo dire, la sbornia mondiale è definitivamente passata. Molti di noi hanno vinto campionati e coppe nella scorsa stagione, ora ripartire è molto più facile».

Poi il capitano azzurro decide che è ilcasodidareunabella strigliata al sistema. Lascossa gliela dà una domanda sulla fuga dei giovani all’estero: «È la logica conseguenza della situazione del calcio italiano. Ci sono problemi di ogni tipo: fiscale, di marketing, di impianti, si gioca troppo e su brutti terreni e così due come Nesta e Totti, reduci da importanti infortuni, decidono di lasciare. Sono tutti fattori che bloccano lo sviluppo, sarebbe ora di provare a risolvere qualche problema prima che sia troppo tardi». Così parlò il capitano. Chi avrà voglia di ascoltarlo?