La Stasi spiava Sissi: "Una socialista"

Dal 1976 alla morte, nel 1982, Romy Schneider era sorvegliata dalla Stasi. Non per la mamma, attrice vicina a Goebbels o per i film che Romy aveva girato nel ruolo dell’imperatrice Elisabetta (Sissi). E nemmeno per aver poi impersonato all’incirca Edda Ciano, cioè la moglie di un diplomatico italiano che nel 1938 s’innamora di un comunista greco in Una donna alla finestra, ispirato dal romanzo di Pierre Drieu La Rochelle. No, alla Stasi, polizia politica tedesca dell’Est, c’era gente concreta come nella polizia politica tedesca dell’Ovest. E non badava ai personaggi, ma agli interpreti, quando si prendevano sul serio, dandosi alla politica. Infatti la Schneider aveva «maturato una coscienza politica». Seguendo l’ideologia tuttora dominante nel mondo del cinema, lei non s’accontentava di chiamare fascisti i governi di destra; condannava anche quelli di sinistra, ma negava loro la qualifica di comunisti, come era diventato comune nel clima anarchicheggiante del post ’68.

Stabilitasi a Parigi, s’era aggregata a Yves Montand e Simone Signoret, che non risparmiavano accuse ai governi del Patto di Varsavia. Ai tempi dell’amore per Alain Delon, la Schneider aveva smesso di fare l'imperatrice sul grande schermo e si sceglieva solo personaggi di vittime. Avendo introiettato ogni possibile «diversità», non c’era da stupirsi se anche altri servizi segreti l’avessero sorvegliata.

L’origine della sorveglianza risale al primo sostegno offerto al Comitato per la protezione della libertà e del socialismo (Schuetzkomitee), fondato a Berlino Ovest nel 1976 che si batteva per la liberazione dei prigionieri politici nella Rdt. Il 28 dicembre 1976 il ministero per la Sicurezza dello Stato, responsabile della Stasi, impartì l’ordine «urgente» di spiare la Schneider e sui documenti raccolti venne apposto il 19 gennaio 1978 il timbro «Segreto!». Nel rapporto si dice che «Romy Schneider è nata a Vienna nel 1938, cittadina austriaca, attrice, abita a Berlino, Winklerstrasse 22». E si indicano per indagine i viaggi suoi e degli accompagnatori, oltre a dare l’ordine di avvertire l’unità spionistica da mobilitare. Il 25 maggio 1982 la Schneider, disperata per aver perso in poco tempo figlioletto e marito, moriva per overdose. Accertato che il suo cadavere non si muovesse ancora, due settimane dopo la Stasi sospendeva l’indagine. Al film Le vite degli altri mancava ancora un quarto di secolo.