Statale, il j’accuse di Decleva: «No ai tagli per pagare l’Ici»

LA CRITICA I collettivi attaccano il rettore: «Non è mai entrato nel merito dei problemi»

«Ci spieghi perché non ha voluto partecipare agli Stati generali dell'università». «Ci dica come mai tutte le volte scappa». Non usano mezzi termini gli studenti della Statale per attaccare il loro rettore, Enrico Decleva. Aspettano che il responsabile dell'ateneo termini il suo intervento davanti a un'aula magna gremita per affrontarlo a muso duro. Gli rinfacciano di aver snobbato la grande assemblea che, nella stessa aula magna di via Festa del Perdono, pochi giorni prima aveva riunito oltre tremila persone. Lo rimproverano per averli allontanati dal rettorato e per averli definiti «stupidi». Lui, che per un'ora e mezza aveva snocciolato problemi e timori del mondo accademico, risponde a tono: «Non offendete, io non scappo davanti a nessuno». Si è concluso in polemica l'incontro organizzato dagli studenti di sinistra della Statale con il rettore e presidente della Crui. L'assemblea, nata per discutere i temi più caldi della riforma Gelmini, avrebbe dovuto rappresentare un momento di dialogo fra ragazzi, ricercatori, lavoratori precari e vertici dell'università. Ma è bastata la decisione di Decleva di abbandonare la discussione prima del termine per scaldare gli animi. «Il rettore non è mai entrato nel merito delle questioni - accusa Leon Blanchard, uno dei leader della protesta -. Noi pretendiamo risposte chiare. Decleva deve dirci cosa succede durante i concorsi e in che modo questa università ha sbagliato in passato. Da parte nostra continueremo a lottare. Il 14 saremo a Roma, nel frattempo organizzeremo cortei e lezioni in piazza». Neanche le parole del presidente della Regione, Roberto Formigoni, che due giorni fa aveva invitato il governo a ripensare la legge 133, sono bastate a rasserenare l'atmosfera. «Il Governatore difende solo gli studenti di centrodestra che criticano i baroni - spiega Alberto -, ma questo non cambia le cose. L'università va riformata in modo profondo». Nell'aula magna della Statale a tenere banco sono i tagli previsti dalla Finanziaria, le limitazioni al turn over del personale e l'articolo della legge 133 che permette agli atenei di trasformarsi in fondazioni private. «La legge è dura nei tagli - afferma il rettore davanti alla platea -, ma quello più drastico è rappresentato dai 470 milioni di euro annui in meno previsti nel decreto convertito in legge per l'abolizione dell'Ici». Decleva accusa in sostanza il governo di coprire l'abolizione dell'imposta sulla casa con gli stipendi dell'università. «Gli atenei - continua - vanno incontro a una diminuzione degli introiti pari al dieci per cento in meno, ogni anno, del fondo di finanziamento ordinario, che è l'unico strumento che abbiamo per pagare gli stipendi». L'aula magna apprezza e applaude sotto gli striscioni «Difendiamo l'università pubblica» e «L'onda non è rappresentabile, la vera riforma non passa dai baroni». «Il sistema universitario è sempre stato sotto finanziato - continua Decleva -, ma questa Finanziaria ha fatto quello che nessuno aveva mai fatto: taglia le risorse degli atenei. E non è possibile non immaginare un collegamento fra questi tagli e la possibilità concessa agli atenei di diventare fondazioni private». Decleva ammette alcuni sprechi ma, conclude, «la riforma non può passare da una contrazione delle risorse. Mi auguro che le posizioni di alcuni esponenti del centrodestra spingano il governo a fare marcia indietro».