Statali, aumento da 600 milioni Dubbi sulla copertura finanziaria

da Roma

Gli aumenti agli statali, che costano 600 milioni di euro, non altereranno gli equilibri del bilancio pubblico. Il primo commento del premier Romano Prodi dopo la trattativa di lunedì notte riguarda l’aspetto meno chiaro dell’intesa. E cioè la copertura. Tanto che c’è chi solleva pesanti dubbi, come Giuseppe Vegas, ex viceministro dell’Economia ed esperto di finanza pubblica. L’accordo - secondo l’esponente azzurro - «è senza copertura finanziaria. Far decorrere gli aumenti economici da febbraio 2007 senza disporre contestualmente delle somme sufficienti che l’esecutivo si è impegnato a reperire nella Finanziaria 2008, significa dar corso da oggi ad una spesa palesemente scoperta. A questo punto si porrà il problema del via libera della Corte dei Conti agli aumenti».
Per Prodi «abbiamo preparato tutto perché questa somma ha delle scadenze che si armonizzano con gli equilibri del nostro bilancio». In altre parole gli aumenti arriveranno in busta paga a partire dal 2008. Questo un po’ perché i vari passaggi per rendere esecutivo l’accordo richiederanno effettivamente tempo e la gran parte dei comparti potrebbe vederli solo nel 2008. Poi perché la copertura non potrà che arrivare con la prossima Finanziaria, visto che a questo punto è difficile riaprire la partita del tesoretto (l’extragettito).
La parte economica dell’accordo, in realtà, è stata la più semplice da raggiungere al tavolo di lunedì notte. Sull’allungamento della vigenza dei contratti da due a tre anni, invece, la trattativa è stata accesa. Tanto che alla fine è stato deciso di siglare due accordi separati: quello sugli aumenti firmato anche dalle confederazioni Cgil, Cisl e Uil e l’altro sottoscritto solo dai sindacati di categoria. In sostanza si chiede ai sindacati di trovare entro e non oltre il dicembre 2007 un accordo. La triennalizzazione sarà sperimentale, limitata al triennio 2008-2010. Un risultato importante, soprattutto per Cisl e Uil che sperano di prendere spunto per rilanciare la riforma dei contratti. «Un vero nuovo modello contrattuale - per il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni - si avrà solo quando la produttività e i salari correranno affiancati». Anche per il leader della Uil Luigi Angeletti «la triennalizzazione rappresenta un primo passo verso questo obiettivo». Novità «interessante» anche per il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. Parole più caute da Epifani, che durante la trattativa ha cercato di fare stralciare questa parte. Il segretario della Cgil vorrebbe affrontare una riforma complessiva, ma solo quando saranno chiuse le vertenze degli alimentaristi e dei metalmeccanici. E «senza farci dettare i tempi da nessuno».
C’è poi l’aspetto più politico della vicenda. Nella volontà di chiudere con i sindacati ed evitare lo sciopero (ieri sono stati revocati sia quello del 1° giugno sia quello del 4 del comparto scuola) ha pesato la sconfitta elettorale del centrosinistra alle amministrative. Ma nel governo c’è chi fa notare che sarebbe stato meglio capitalizzare i consensi dei dipendenti pubblici prima del voto. La voce più critica è stata quella del vicepremier Francesco Rutelli che ha espresso soddisfazione per l’accordo, ma ha sottolineato come la Margherita aveva «da tempo» chiesto di «risolvere in maniera positiva prima delle elezioni».