Statali, Brunetta: 300 miliardi l'anno

Il ddl anti-fannulloni è all’esame del del Senato e sarà approvato domani. Il ministro della Funzione pubblica: "Il Paese è maturo per questa riforma. A chiederlo è l'Italia dei più deboli"

Roma - Il ddl "anti-fannulloni" messo a puno dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, è da stamani all’esame dell’Assemblea del Senato e dovrebbe essere approvato nella giornata di domani. Il provvedimento di delega al Governo è finalizzato all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico. "A chiedercelo - ha spiegato il ministro Sacconi - è l'Italia dei più deboli".

Costi esorbitanti "I salari dei 3 milioni 650 mila dipendenti pubblici ammontano a più di 190 miliardi di euro l’anno. Il costo complessivo della Pubblica amministrazione, compresi i costi intermedi, è di quasi 300 miliardi di euro l’anno. A fronte di questi costi enormi nella Pubblica amministrazione, nella produzione di beni e servizi, non ci sono prezzi, ci sono costi ma non c’è il mercato, ci sono costi ma non il giudizio del mercato". Il ministro Brunetta ricorda che nella Pubblica amministrazione ci sono "costi ma non c’è il giudizio della concorrenza. Non c’è la possibilità di scegliere e la possibilità di protestare. Nella Pubblica amministrazione non si sceglie nè si può protestare e anche se si protesta nessuno ti ascolta". "Noi non intendiamo privatizzare la produzione dei beni e dei servizi pubblici, cosa difficile da fare per la qualità dei beni in se e cosa che nella storia, anche recente, non sempre ha dato dei buoni risultati. Noi intendiamo semplicemente inserire elementi forti, fondanti, di trasparenza, di giudizio, di valutazioni dei clienti nella produzione di tutti i beni e i servizi pubblici. Trasparanza e possibilità di spostarsi da una produzione all’altra di questi beni e servizi pubblici, non solo protestando ma facendo sentire in maniera chiara e forte, con relativa conseguenza, la propria voce. Soddisfazione dei clienti in primis - dice Brunetta - io non li chiamo più utenti, li chiamo clienti. I 60 milioni di cittadini italiani sono dei clienti, non sono degli utenti".

Una rivolta che parte dal basso "Il Paese è maturo per questa riforma. Lo chiede la gente, lo chiede l’Ue, lo chiede il nostro tasso di crescita che è culturalmente basso nei confronti dell’Ue al di là delle crisi, proprio perchè la competizione dopo la moneta unica si fa sull’efficienza del sistema e il sistema è in gran parte dato dalla nostra Pubblica amministrazione. Una Pubblica amministrazione inefficiente produce basso sviluppo del nostro Paese. È l’Italia della gente normale che chiede questa riforma, è l’Italia delle imprese, è l’Italia di chi ha più bisogno, è l’Italia dei più deboli a chiedere una Pubblica amministrazione efficiente e di qualità". Quello che si chiede "è una Pubblica amministrazione gentile, consapevole di essere una risorsa fondamentale per il Paese quando è efficiente ma una palla al piede - dice Brunetta - quando è inefficiente, opaca, insensibile ai bisogni della gente. Questa è una riforma per lo sviluppo del nostro Paese per avere più efficienza, più giustizia, più equità. Per questo ho voluto fin dall’inizio dell’iter di questo provvedimento ascoltare con attenzione, rispetto, in maniera pagmatica e costruttiva, il Parlamento e continuerò a farlo".