Statali, Brunetta: "Assenteismo giù del 40%"

Il ministro: "Ormai anche la gente ha percezione della svolta. Il
cattivo sindacato ha generato mostri, tra distacchi e permessi
retribuiti s’è fatta carne di porco&quot;. Secondo uno studio Bocconi <strong><a href="/a.pic1?ID=337285">il 'bonus' resta garantito a 9 manager pubblici su 10</a></strong>

Roma - Ministro Renato Brunetta, assenteismo ancora in calo. Nonostante Portici...
«Ormai i dati sono strutturali. Domani con il ministro Gelmini presentiamo anche quelli della scuola che sono più o meno gli stessi numeri».

Non c’è il rischio che, una volta esaurita l’eco dei suoi provvedimenti, le assenze per malattie tornino ad aumentare?
«Da luglio a febbraio, assenze per malattia sempre in calo. Sono otto mesi e questo significa che ormai è cambiata la pubblica amministrazione in Italia. Ed è cambiata anche la percezione che ne ha la gente».

E sono aumentate le amministrazioni che le forniscono i dati. Li ha convinti tutti o è un aggiustamento tecnico?
«Un po’ entrambe le cose. Siamo ormai a 3.500 amministrazioni che forniscono spontaneamente i dati. Non c’è un obbligo di legge, ma loro lo fanno. Con buona pace dei sindacati, dei professorini e dei cagadubbi che non mi prendevano sul serio. Sono dati che dimostrano come si sia instaurato un clima collaborativo».

Anche con i governi locali amministrati dalla sinistra?
«Loro per primi. Ho partecipato a una trasmissione radiofonica, si è collegato il comune di Caserta, che è di sinistra, per dire che loro sono d’accordo e partecipano alla mia iniziativa».

Magari non avevano da nascondere nulla...
«Dipende cosa si intende. Hanno avuto una diminuzione delle assenze intorno al 70 per cento».

Allora volevano darle ragione per forza?
«No, no. Sono moltissime le amministrazioni che rispondono e ammettono che le assenze sono calate. È segno che sono in salute, che sono reattive. Sono orgogliose del loro lavoro».

Ma ci sono comuni, come Porto Tolle, dove sono calate del 100 per cento. Che significa?
«Che le hanno azzerate. Però bisogna fare attenzione, perché magari ci sono pochi impiegati, delle maternità. Io mi preoccupo di altri».

Degli enti dove le assenze sembrano non calare?
«Quelli che mandano cifre sulla riduzione piccoli o piccolissime sono i più sospetti. Vuole dire che qualcosa non va. I peggiori però sono quelli che non comunicano niente».

Facciamo un esempio: Portici.
«Appunto».

Ma loro dicono che avevano comunicato tutto?
«Avevano comunicato al ministero dell’Economia i dati sul costo del lavoro. A me non hanno dato niente».

E come lo giudica quel caso, a mente fredda.
«Quando tra indagati e arrestati, sono coinvolti 100 impiegati su 470 le riflessioni da fare sono tante».

E la principale?
«Che la cattiva politica e il cattivo sindacato, la deresponsabilizzazione dei dirigenti, generano mostri. Ma è un fallimento di tutti. Io non voglio arrivare alla Digos o alla procura per fare lavorare le persone».

Niente manette? Guardi che in molti casi gli assenteisti beccati dalle forze dell’ordine sono tornati al loro posto...
«Io sono un garantista e dico che deve decidere la giustizia».
La Corte dei conti segnala casi di condannati che ancora lavorano.

Non ci sarà troppo garantismo?
«Intanto nella mia delega io ho messo una piccola grande cosa: per le sanzioni disciplinari non si deve attendere il giudizio penale definitivo. Però nel caso Portici ci vedo altro».

Cosa?
«Che nella pubblica amministrazione c’è ancora un margine spaventoso di miglioramento. Ho calcolato che si può recuperare almeno il 50 per cento della produttività».

Oltre a fare tornare al lavoro i dipendenti cosa può ottenere?
«Ma ha idea cosa significhi aumentare del 50 per cento la produttività delle scuole, dei tribunali della sanità?».

Parliamo di distacchi e dei permessi sindacali.
«Ho tagliato del 15 per cento le prerogative sindacali. E sono cosi stati recuperati circa 360 dipendenti. Poi sto cambiando le regole del gioco e se qualcuno ha da ridire su questo processo di moralizzazione e di razionalizzazione, io taglio di altri 15 punti. E poi altri 15 ancora».

I distacchi sono un diritto...
«Io non voglio né vessare né tagliare i diritti sindacali, ma non si può non capire che in passato con i permessi e i distacchi è stata fatta carne di porco».

A proposito di percentuali: di nuovo una guerra con il sindacato sull’adesione allo sciopero. Questa volta sulla scuola. Possibile?
«Dalla Cgil arrivano ancora una volta numeri inventati».

Come per i precari della Pa.
«Avevano detto che erano 400mila».

E lei ne ha individuati una manciata. Ma è possibile che siano le amministrazioni a non comunicarle i loro precari perché hanno la coscienza un po’ sporca sui criteri di assunzione?
«Lascio a lei la valutazione. Io so solo che non si può giocare con le cifre. Perché è un po’ come scherzare con la vita delle persone».

Per il resto con i sindacati come va?
«Benissimo. Ho chiuso tutti i contratti, ultimo quello delle forze di polizia e delle forze armate. L’importante è non dare retta ai sindacati antagonisti».