«Statali, ecco i soldi». Ma il sindacato non si fida

da Roma

«Per gli statali sono pronti 1,7 miliardi di euro: a questo punto i sindacati dovrebbero revocare lo sciopero». L’annuncio del ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais giunge da Genova. Nei giorni scorsi Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato lo sciopero generale del pubblico impiego per il 16 aprile. Ministro e sindacati si incontreranno la prossima settimana, giovedì 5, e potrebbe essere questa l’occasione per il chiarimento. «I contratti pubblici sono troppo rigidi - commenta, dal convegno genovese della Confindustria, Gianfranco Fini -: e il sindacato, baluardo della rigidità, deve modernizzarsi».
Le parole di Nicolais non hanno però convinto del tutto i sindacati. Sarà infatti la legge finanziaria 2008 a garantire le risorse per il contratto per il biennio 2006-2007; e dunque nessun aumento salariale sarà corrisposto prima del gennaio 2008 ai tre milioni e mezzo di pubblici dipendenti. Il rinvio dello stanziamento per gli statali alla finanziaria 2008 serve, fra l’altro, ad evitare che il contratto degli statali intacchi il «tesoretto» da 2,5 miliardi ottenuto dall’extra gettito fiscale.
La vertenza è in stallo da mesi, ed anche l’ultimo incontro di mercoledì scorso a palazzo Chigi fra governo e sindacati non ha dato alcun esito. «Quello del 5 sarà un incontro decisivo - concede lo stesso Nicolais -: vi porterò in dote 1,7 miliardi di euro, un po’ meno per gli statali delle amministrazioni centrali, un po’ più per le forze di polizia. Ne ho parlato con Prodi e Padoa-Schioppa, e sto preparando la direttiva che conterrà, oltre ai soldi del contratto, anche i contenuti del memorandum (sulla modernizzazione della Pubblica amministrazione, ndr) firmato con i sindacati e con gli Enti locali». Il contratto del pubblico impiego «sta a cuore a tutti, e l’esperienza mi insegna che se prima di uno sciopero c’è un accordo, l’astensione viene revocata», commenta il ministro del Lavoro Cesare Damiano.
Tuttavia, la scaletta di Nicolais prevede dapprima l’intesa con i sindacati, e solo in un secondo momento - con la Finanziaria - lo stanziamento delle risorse necessario per il rinnovo del contratto. Comprensibile che Cgil, Cisl e Uil mostrino più d’una perplessità. «Le dichiarazioni del ministro, da sole, non sono sufficienti ad evitare lo sciopero - replica il segretario della Cgil Funzione pubblica, Carlo Podda -: l’agitazione sarà revocata solo in presenza di una direttiva formale del governo all’Aran (l’agenzia che funge da controparte nelle trattative sindacali pubbliche), nella quale sia contenuta le cifra delle risorse disponibili per il contratto». Podda ricorda che già l’autunno scorso il sindacato accettò le rassicurazioni del governo, «e oggi, a quindici mesi dalla scadenza del contratto, siamo costretti a minacciare uno sciopero generale». Dello stesso tenore le risposte di Cisl e Uil. «La macchina dello sciopero è in moto, e non si ferma con gli annunci, ma solo con atti concreti», ricorda il segretario confederale cislino Gianni Baratta. Mentre Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, aggiunge che il sindacato sta lavorando per «una grande riuscita della protesta: vedremo il 5 aprile, nell’incontro col governo, se ci saranno le condizioni per scongiurare lo sciopero». «Le risorse sono insufficienti ad adeguare gli stipendi dei dipendenti pubblici agli standard europei, e con queste premesse lo sciopero resta», taglia corto il segretario dell’Ugl Renata Polverini.