Statali, firmato il contratto Cgil non ci sta: sciopero

Accordo con tutte le altre sigle sul
rinnovo da 6 miliardi. Epifani si dissocia: "Grave errore". Angeletti attacca il collega: "Il tuo non è
più un sindacato"

Roma - Le conclusioni politiche le ha tirate il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. «La Cgil vuole smettere di fare il sindacato e non difende i lavoratori perché non fa gli accordi. È un processo ormai e non una novità. Ha deciso che non vuole fare accordi di risonanza politica. Soffrono della sindrome della firma. Spero che a forza di sbattere la testa si ravvedano».

Questa volta, insomma, la spaccatura tra le tre principali confederazioni è seria. Talmente grave da avere messo in ombra la manifestazione unitaria sulla scuola. I musi lunghi dei leader sindacali al corteo avevano una causa precisa: il sindacato guidato da Guglielmo Epifani ha detto no al protocollo sul pubblico impiego e quindi al rinnovo del contratto e al recupero delle voci accessorie che erano state tagliate e che andranno redistribuite secondo nuovi criteri, più meritocratici. Hanno invece accettato di andare avanti e accettare la sfida del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta le altre tre confederazioni, quindi la Cisl (particolarmente forte nel pubblico impiego), la Uil e l’Ugl, ma anche la Confsal. Si ripropone un po’ la situazione di Alitalia, con tre confederali, contandoci l’Unione guidata da Renata Polverini, disponibili al confronto. Solo che questa volta con il fronte del sì c’è anche la sigla autonoma più forte.

Circostanze che non hanno scalfito la linea dura della Cgil, tanto che la sigla degli statali di sinistra ha subito avviato le procedure per «la proclamazione immediata di uno sciopero generale che, nei tempi di legge, dovrebbe tenersi i primi di dicembre con manifestazione a Roma», come ha confermato Carlo Podda, segretario generale della Fp. Mobilitazione che la Cgil farà da sola, insieme alle sigle della sinistra radicale.

Epifani ha ribaltato le accuse mosse da Angeletti accusando Cisl e Uil di avere commesso «un errore che non resterà senza conseguenze».

A nulla è valso lo «scusa Guglielmo» di Brunetta che nei giorni scorsi aveva detto che di un eventuale no della Cgil se ne sarebbe fregato. Epifani ha rifiutato gli aumenti lordi, dal prossimo gennaio, di 70 euro mensili. Se con quello della Cgil mancherà il consenso della metà dei lavoratori, gli aumenti saranno di 61 euro. In tutto le risorse per il pubblico impiego sono sei miliardi, suddivisi in 2,8 miliardi per i dipendenti dei ministeri, 3 miliardi per il resto della pubblica amministrazione e 190 milioni recuperati per i contratti di secondo livello.

Scatteranno con la tredicesima di dicembre i 113 euro come indennità di vacanza contrattuale per il 2008, il contratto è infatti scaduto da 10 mesi.

Impegni insufficienti secondo la Cgil. Ma anche senza la firma del primo sindacato, il governo andrà avanti. «Io - ha commentato il ministro Brunetta - sono per avere tutte le sigle a firmare un contratto, se si può. Tuttavia se non si può si va avanti con chi firma. Il sindacato è libero di non accettare, ma dovere del governo è andare avanti».