Statali, i tecnici svelano la beffa del governo

L’unico ritocco agli stipendi riguarda l’adeguamento all’inflazione il prossimo anno

Antonio Signorini

da Roma

Per il contratto del pubblico impiego, nel 2007 non ci saranno soldi in più. E per incassare la maggior parte degli aumenti relativi al biennio 2006-2007, i dipendenti pubblici dovranno comunque aspettare il 2008. Sulla Finanziaria, la Ragioneria generale dello Stato ha l’ultima parola. E l’interpretazione che Mario Canzio ha dato dell’emendamento scaturito dall’intesa tra governo e sindacati del pubblico impiego del 4 novembre è quella restrittiva. Non in linea, in altre parole, con le rivendicazioni delle organizzazioni sindacali.
La modifica della Finanziaria proposta dal governo va intesa «come mera precisazione che le risorse finanziarie previste» dalla manovra per gli aumenti «sono esclusivamente riferibili al biennio 2006-2007». La precisazione è contenuta nella relazione tecnica agli emendamenti che la Ragioneria ha presentato in aula alla Camera. Un testo che fa chiarezza, stabilendo che la modifica introdotta dal governo non modificherà nulla della tempistica. Tenuto conto che le risorse per gli aumenti del 2008 «corrispondono a un beneficio notevolmente superiore a quello» del 2007 e «in assenza di modifica degli stanziamenti» l’entità degli aumenti «non può che restare quella» già prevista dalla Finanziaria prima dell’emendamento.
La «immediata esigibilità» degli aumenti, che rappresenta il principale risultato dell’accordo tra il ministro dell’Economia e Cgil, Cisl e Uil, non cambierà la distribuzione temporale dei ritocchi alla retribuzione. Per il 2007 gli aumenti degli stipendi degli statali saranno «pari al tasso di inflazione programmata per tale anno». Cioè il 2 per cento. Il resto, cioè un ulteriore incremento del 2,46 per cento, arriverà solo nel 2008. Non sarà quindi immediatamente esigibile.
Resta il dubbio su quale possa essere il contenuto reale dell’accordo tra il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e le combattive sigle del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil, visto che questa interpretazione non va nella direzione delle rivendicazioni dei sindacati. Nei giorni scorsi il segretario generale della Fp Cgil Carlo Podda ha assicurato che non esiste alcuna «ambiguità» nell’emendamento alla Finanziaria con cui si rendono esigibili le risorse per il rinnovo del contratto degli statali, però ha minacciato che se qualcuno dovesse cercare di rimettere in discussione l’intesa raggiunta, «torneremo a mobilitarci». Un segnale che rende più verosimile lo scenario secondo il quale lo scontro sindacati-governo è solo rinviato ai mesi successivi al varo della Finanziaria, probabilmente aprile-maggio, quando le organizzazioni dei lavoratori potranno tornare a rivendicare aumenti più consistenti. A quel punto - questa la speranza dell’esecutivo - si potrebbe accontentare il pubblico impiego, magari contando su un maggiore gettito fiscale, attraverso un provvedimento ad hoc che contenga gli aumenti, probabilmente un decreto legge.
Aumenti a parte, il principale risultato ottenuto dalle organizzazioni sindacali al tavolo con il governo resta quello sui tempi di conclusione dei contratti. Dalla sottoscrizione dell’accordo possono passare al massimo 55 giorni e poi gli aumenti diventano efficaci. E vale il principio del «silenzio assenso». Anche questo, fanno notare ambienti politici dell’opposizione, è un principio non privo di ambiguità, nel senso che non è chiaro in quali casi si potranno bloccare gli aumenti per verificarne la compatibilità con la situazione dei conti pubblici. Mani legate, insomma, per la Corte dei conti e la Ragioneria.
Anche se le integrazioni della Finanziaria 2007 agli aumenti per il biennio 2006-2007 saranno sotto le aspettative, insomma, i sindacati hanno ottenuto una vittoria che si farà sentire negli anni a venire.