Statali, Palazzo Chigi prende tempo L’ira dei sindacati: irresponsabili

da Roma

Guglielmo Epifani non c’è e la trattativa sugli aumenti ai dipendenti pubblici non si può chiudere. Nessuno si aspettava il terzo rinvio dell’incontro conclusivo tra governo e sindacati. Tutti i principali ostacoli - innanzitutto la copertura finanziaria per i 101 euro in busta paga - sembravano superati. Invece ieri mattina Palazzo Chigi ha annunciato che l’incontro previsto in serata non si sarebbe potuto tenere a causa dell’assenza dei sindacalisti, impegnati al congresso della Confederazione europea a Siviglia. Tutto rinviato a lunedì, quando le urne delle amministrative saranno chiuse.
In realtà l’unico rimasto in Spagna ieri era il leader della Cgil. Gli altri due «generali» erano a Roma e sono andati all’assemblea di Confindustria dove hanno reso pubblico il loro disappunto. Rinvio tecnico? «Una barzelletta», ha attaccato il leader della Uil Luigi Angeletti che ormai dà per scontato lo sciopero del primo giugno. Irritato anche Raffaele Bonanni. «Io chiedo, e so a chi mi rivolgo - ha accusato il segretario Cisl - che ci vuole un grande senso di responsabilità e allo stato non lo vedo in molti ambienti». Sembra un nuovo attacco al ministro dell’Economia Padoa-Schioppa.
Ma questa volta le interpretazioni sulle cause del rinvio sono più complesse. Il ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais ha assicurato che «non c’è nessun problema all’interno del governo». Quindi il rinvio non sarebbe causato dalla guerra tra ministri sul tesoretto. Non sarebbe stata decisiva nemmeno la coincidenza con le elezioni, ipotesi data come la più probabile da molti esponenti della Cdl, a partire dal presidente dei senatori di An Altero Matteoli, ma anche da ambienti Cgil. Paola Saraceni dell’Ugl-ministeri teme un «tira e molla» per non dare gli aumenti. Ma non si tratterebbe nemmeno di questo.
Si è quindi fatta strada un’altra interpretazione che riguarda proprio il sindacato della sinistra. La segreteria di Corso d’Italia ha assicurato di non condividere la decisione di Palazzo Chigi. Ma il rinvio a dopo le elezioni - soprattutto in caso di una probabile sconfitta della sinistra - potrebbe fare comodo proprio a Epifani, in difficoltà perché il governo in cambio degli aumenti vorrebbe allungare la durata dei contratti pubblici da due a tre anni. Una vera e propria riforma che la sinistra Cgil non vuole, ma che il governo ritiene essenziale.
Questa ipotesi che trova una conferma nel botta e risposta pomeridiano tra governo da una parte, Cisl e Uil dall’altra: messo di fronte alle rimostranze di Bonanni e Angeletti, il premier Romano Prodi ha assicurato di essere pronto a riceverli anche subito. Bonanni e Angeletti hanno colto l’occasione e hanno annunciato che si sarebbero presentati, come da agenda, alle 21 per chiudere l’accordo. Poco più tardi Palazzo Chigi ha confermato il rinvio spiegando che è necessaria la presenza di tutti. Sarebbe andata a vuoto anche una telefonata dalla Presidenza del consiglio al leader della Cgil per convincerlo a tornare.
Ricostruzioni smentite dalla Cgil, irritata perché a suo dire gli impegni di Epifani (eletto al vertice della Ces e quindi obbligato a partecipare) erano noti a tutti e da molto tempo. E non comportavano necessariamente un rinvio. Al posto di Epifani a Palazzo Chigi sarebbero potuti andare un segretario confederale e il battagliero segretario della categoria Carlo Podda. Esponenti giusti per parlare di aumenti. Ma non per fare un accordo sulla contrattazione.