Statali, a spasso 80 giorni l’anno: ferie, scioperi, malattie

Un’altra tappa di «Sprecopoli»: badge, firme e anche impronte, niente argina gli scansafatiche. I dati dell'Istat dimostrano che le strategie anti "fantasmi" sono già fallite

Mario Cervi - Nicola Porro

Milano - «L’Istat fornisce un dato puntuale sull’assenteismo che fa impressione. Esso calcola il cosiddetto tasso di assenza dei lavoratori sul totale del periodo lavorativo: le ferie sono comprese. Insomma si cerca di capire quanto lavorano effettivamente tra permessi, ferie, assenze per malattia, permessi sindacali, i nostri lavoratori dipendenti. Il tasso di assenza nell’industria è di 16 giorni ogni 100, nel pubblico impiego la media arriva al 20,1 per cento. Il comune d’Italia che nel 2005 ha visto gli uffici più vuoti è quello di Bolzano: le giornate medie di assenza dei dipendenti sono state 39. Se poi si calcolano le assenze non retribuite (tipo maternità lunghe, distacchi) e le ferie si arriva a 80 giorni di assenza dagli uffici all’anno...

Il sindaco di Giugliano, la terza più popolosa città campana, Francesco Taglialatela, a metà del 2007, esasperato dal cronico assenteismo dei suoi dipendenti, ha provato, primo in Italia, a imporre un sistema di rilevazione delle impronte digitali al posto dei consueti badge elettronici. Nulla in contrasto con lo Statuto dei lavoratori: nessuna informazione aggiuntiva viene infatti presa dal datore di lavoro, ma solo una puntuale ricognizione delle presenze. Il ragionamento del sindaco, eletto in una lista civica vicina al centrosinistra, era evidente: evitare il trucchetto diffuso di timbrare per un proprio collega, alterando così il sistema delle presenze. Ma il provvedimento ha suscitato l’immediata reazione dei sindacati locali che si sono rivolti al garante della Privacy. La Cgil, tramite Antonio Crispi (segretario nazionale con delega agli enti locali), ha subito giudicato la misura «esagerata e inopportuna», mentre Velio Alia, segretario nazionale di Cisl con delega per il comparto autonomie locali, ha fatto sapere: «Non accettiamo e contrasteremo in ogni modo iniziative come questa, che tra l’altro non sono previste da nessun regolamento». Che il problema esista lo mostra con lucida evidenza un filmato girato a metà del 2007 dal nucleo operativo radiomobile dei carabinieri della compagnia di Gallipoli, guidata da Domenico Barone. Non riguarda più il comune campano, ma mostra il rispetto che alcuni dipendenti pubblici hanno per i contribuenti. Nel reality girato dai militari si assiste a una scena grottesca: sono le otto del mattino, si vede un uomo con un cane al guinzaglio che si avvicina alla sede del comune, lega il cane a un palo nelle vicinanze, estrae dalla tasca un cartellino magnetico, entra nel palazzo del comune, evidentemente timbra il badge, e dopo pochi istanti esce, slega l’animale e se ne va. L’indagine dei carabinieri ha portato a 57 denunce per i comuni di Gallipoli e Nardò, entrambi in provincia di Lecce. Cinquanta impiegati e 7 dirigenti che avrebbero dovuto controllarli sono stati denunciati a piede libero perché erano al lavoro solo per il cartellino di presenza e dovranno ora rispondere di truffa aggravata e continuativa ai danni dello Stato e falsità da pubblico impiegato. Il totale dei dipendenti dei due comuni non supera le 290 unità... I militari, attraverso le riprese video, hanno mostrato come gli impiegati entrassero e uscissero a piacimento dai palazzi comunali ma solo dopo lo scrupoloso timbro del proprio cartellino all’orario d’ingresso: 7.45, al massimo 8.15, la mezzora di tolleranza concessa dalle amministrazioni. Orario di uscita: 13.45, oppure 14.45. A Napoli, nonostante 13 mila dipendenti pubblici, 10 direzioni centrali, 131 servizi e un assessorato al personale, un caso simile non si potrà verificare. Non tanto per la diligenza e il senso di responsabilità degli impiegati napoletani, ma più banalmente perché non esistono di fatto i cartellini di presenza (ci sono i vetusti fogli presenza) e non c’è neanche un direttore del personale in tutto il comune».
*Autori del libro «Sprecopoli», ed. Mondadori