Statali verso lo sciopero per il contratto

Domani le segreterie unitarie. La prossima settimana all'Aran si dovrebbe discutere di premi, ma Cgil, Cisl e Uil vogliono il tavolo con il governo. Il ministro Brunetta avverte i sindacati: "Spero nella chiusura. Senza accordo a gennaio salta l'indennità in busta paga"

Roma - Domani arriverà la decisione definitiva, ma ormai sembra chiaro che l’autunno caldo degli statali inizierà con uno sciopero per il rinnovo del contratto. La riunione di ieri sul biennio 2008-2009 con l’Aran (l’agenzia che si occupa di relazioni sindacali per lo Stato) è stata valutata negativamente dalle sigle della Funzione pubblica. I segretari generali di Fp-Cgil, Carlo Podda, della Fps-Cisl, Rino Tarelli, e della Uil-Pa, Salvatore Bosco, hanno chiesto l’apertura di un tavolo direttamente con il governo. In attesa di una risposta hanno annunciato la convocazione della segreteria unitaria nel corso delle quali saranno valutate «iniziative di lotta da assumere». Cioè la mobilitazione dei dipendenti pubblici, che all’inizio potrebbe consistere in proteste separate, invece che in uno sciopero unico.
I sindacati, prima di entrare nel merito della trattativa, chiedevano il rispetto di alcuni «nodi preliminari della vertenza». In altre parole vogliono sia reintrodotto il Fua, la voce della busta paga dei ministeriali e dei dipendenti delle agenzie governative che corrisponde ai premi di produttività, che era ormai considerato un elemento fisso della paga. Poi vogliono più risorse rispetto a quelle stanziate con le Finanziarie 2008 e 2009.


Richieste che il ministro della Funzione pubblica non condivide. Renato Brunetta si dice sorpreso del fatto che chi oggi protesta non scioperò «all’indomani dell’approvazione Finanziaria 2008 del governo Prodi» che non stanziò niente per i contratti se non l’indennità di vacanza contrattuale. Per quanto riguarda lo stipendio accessorio, Brunetta aveva già replicato sostenendo che il taglio del Fua denunciato dai sindacati «è interamente recuperato» con il decreto fiscale approvato questa estate.

Tesi che non convincono le organizzazioni dei dipendenti pubblici. «Intanto dal primo gennaio scatta una riduzione dello stipendio, che è una cosa mai vista nemmeno in tempo di guerra», protesta Tarelli. Poi è vero che il governo Prodi stanziò solo la vacanza contrattuale, praticamente solo lo 0,4 per cento dell’inflazione nel 2008, ma è altrettanto vero che nel 2009 l’aumento è dell’1,5 per cento.
Brunetta ribatte prospettando altri aumenti, in agenda a partire da gennaio. «Mi sembra legittimo che entro la fine dell’anno il governo eroghi almeno le somme stanziate a titolo di indennità di vacanza contrattuale, ferme perché non c’è mai stata la volontà delle organizzazioni sindacali». Inoltre, ricorda il ministro, dal primo gennaio entrerà in vigore la norma della finanziaria che prevede, in caso di mancata definizione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, la possibilità per l’amministrazione di erogare gli aumenti degli stipendi per un importo pari al 90% dell’inflazione programmata. Una prospettiva che non piace ai sindacati, che vedrebbero arrivare nelle buste paga dei dipendenti delle somme non contrattate. In ogni caso Brunetta auspica che il confronto vada avanti. La prossima settimana all’Aran verranno affrontate «le politiche per la produttività». Cioè le misure che integreranno l’ex Fua. Una trattativa che, con tutta probabilità, inizierà sotto la minaccia di uno sciopero già messo in agenda.