Lo statalismo umilia il libero mercato

Lo statalismo è la soverchia invadenza dello Stato e degli enti locali in tutti i settori, con parziale collettivizzazione dell’economia, eventuale monopolio o dominio pubblico, eccesso di politicizzazione e partitocrazia, nonché umiliazione dello spirito libero, inventivo e produttivo. Ciò avviene mediante l’ente pubblico, parastatale, misto, come pure la partecipazione con pacchetto azionario pubblico di comando o golden share governativa in imprese, e altro: ad es., quote di Eni, Enel, Finmeccanica, Alitalia, Poste italiane (65%), Rai (99,6%), Ferrovie dello Stato (100%), aziende municipalizzate (assai numerose, di trasporto, acqua, gas, nettezza urbana, e altre), partecipazione d’enti locali in autostrade e altro ancora. Stato ed enti locali non sono e non possono essere buoni imprenditori. Le aziende pubbliche sono gestite da funzionari non sempre competenti, per lo più graditi alla partitocrazia dominante, con obiettivi politici, spesso camuffati da asserite «istanze sociali». A differenza delle responsabili imprese private – soggette a fallimento per perdite croniche e insolvenza – le aziende pubbliche deficitarie riversano irresponsabilmente le loro perdite sul bilancio statale, a carico della collettività.